Come si fa a togliersi la vita? Guardiamo questi giovani che ci passano davanti apparentemente gioiosi e baldanzosi senza riuscire a capire la sofferenza del loro essere e la fatica del loro esistere.

Non comprendiamo i motivi che possano spingere un essere umano a decidere consapevolmente d’interrompere quel percorso che lo porterà a scoprirsi frutto di un atto di amore di Dio e dei suoi genitori nell’ambito di un progetto misterioso che lega gli uomini fra loro in un afflato di amore singolare e universale.

Se è vero che “è difficile vivere il periodo fragile e pieno di contraddizioni che è l’adolescenza”, è pur vero, cara Silvia, che noi adulti non tendiamo “troppo spesso a sottovalutare i giovani sotto ogni punto di vista”.

Noi vorremmo sempre tenere aperto il dialogo, senza però abdicare alla nostra funzione di guida. Educare significa etimologicamente condurre l’educando dal lontano paese dell’ignoranza alla terra promessa dove ognuno acquista e conquista la sua dignità di uomo e di cittadino. Spesso, però, ci sentiamo distanti come mondi paralleli, ma non sappiamo come fare a rompere quel muro di solitudine e di tristezza che i giovani costruiscono intorno al loro mondo stregato dai falsi idoli che li circondano.

La nostra resa è frutto non di superficialità ma d’impotenza, perchè non sappiamo cosa e come fare, lasciando tempo al tempo per trovare una leva con cui sollevare sino a noi il vostro mondo, per costruire un ponte con cui collegarci al vostro essere, per scoprire una cifra con cui interpretare il significato del vostro esistere. Se noi vi sottraiamo al ballo della vita, vi impediamo di crescere e di farvi le ossa, se noi vi spingiamo a parteciparvi, rischiamo di farvi bruciare e di non rispettare i vostri tempi di maturazione che sono particolari e diversi fra loro.

Allora, che fare?

Quando diciamo “basta” non è per tarparvi le ali o perché vi consideriamo “troppo poco” per comprendere le nostre ragioni, ma è perché le motivazioni di fondo che ci spingono a farle valere, anche con l’imposizione è vero, sono per voi poco comprensibili, perché i parametri che guidano i vostri ragionamenti sono, giustamente, distinti e distanti dai nostri, per età, responsabilità, ruoli.

Te lo immagini, cara Silvia, se io ragionassi a 63 anni come quando ne avevo 18? Sarebbe illogico e innaturale. Hai ragione quando dici che dobbiamo prestarvi più attenzione. Ma stai sicura che noi adulti non vi volteremo mai le spalle, perché voi siete la nostra proiezione e il futuro del mondo. Comunque, da oggi in poi ti promettiamo che non diremo più, se mai lo avessimo fatto, “no e basta”, ma ci fermeremo a discutere sino a quando le nostre ragioni non saranno capite.