Una black list dei dieci monumenti a maggior rischio, emblema della «bella Sicilia che sta scomparendo», è stata pubblicata da Legambiente, che ha avviato oggi la campagna di sensibilizzazione «Sos Heritage di Salvalarte Sicilia».

L’elenco comprende il Teatro greco-romano di Taormina, in provincia di Messina; la Cattedrale di San Gelardo ad Agrigento; Palazzo dello Scibene a Palermo; il tempio E di Selinunte; la città di Kamarina, (Santa Croce Camarina, Ragusa); la Torre di Isola delle femmine, in provincia di Palermo; il Soffitto ligneo dello Steri nel capoluogo; l’ex Fornace Penna, monumento di archeologia industriale in contrada Sampieri – Scicli, nel Ragusano; Villa Napoli a Palermo; e i ruderi dell’antico paese di Poggioreale, nel Trapanese.

Il teatro di Taormina è il sito culturale più visitato della Sicilia, con le sue circa 500mila presenze: come se non bastasse la pressione antropica, ospita più volte all’anno spettacoli, che, con le strutture provvisorie e gli eccessivi livelli delle amplificazioni, aggravano i numerosi degradi causati da errati interventi di restauro più accentuati nel portico superiore e nella galleria inferiore. La cattedrale di San Gelardo di Agrigento fu edificata dai normanni su un blocco calcarenitico poco profondo, che poggia su un costone argilloso e quindi poco stabile, suscettibile di scivolamenti a valle. Ciò ha provocato nel corso dei secoli, fino ai nostri giorni, problemi all’edificio, sempre bisognoso di continui ingenti costosi restauri: è chiusa al culto da alcuni anni. Gli scarsi e degradati resti del Palazzo dello Scibene di Palermo sono ormai poco leggibili, perché parte del palazzo è stato inglobato dalle case adiacenti. Oggi non rimane più niente del vasto giardino e del bacino d’acqua adiacente. È di proprietà privata e si spera, da molti anni, in un efficace restauro che possa salvarlo dall’incuria. Non ha nessun vincolo di tutela. Selinunte è considerata la più grande area archeologica d’Europa. Molte delle colonne del tempio E, cadute per un terremoto, furono rimesse al loro posto negli anni Cinquanta utilizzando ferro e cemento, che adesso stanno cedendo facendo crollare le strutture. Buona parte del Tempio è stata transennata e non è più visitabile. A Santa Croce Camarina, nel Ragusano, il recente completamento del porto di Scoglitti ha cambiato notevolmente l’andamento delle correnti marine: il loro distruttivo effetto sta seriamente minacciando l’integrità del promontorio sul quale è sorta l’antica città di Kamarina: una parte delle mura è già crollata in mare, mentre gli scavi non sono più protetti visto che le provvisorie e precarie coperture in tubi dalmine e onduline sono quasi del tutto distrutte. La torre di avvistamento di Isola delle Femmine, costruita alla fine del XVI secolo su progetto dell’architetto toscano Camillo Camilliani, versa in uno stato di fortissimo degrado, con molte delle sue parti crollate. Alcuni anni fa è stata messa sotto sequestro dall’Autorità giudiziaria per sollecitare i proprietari ad intervenire per il suo recupero, ma non si è fatto nulla. Anche il soffitto ligneo di Palazzo Steri a Palermo non gode di buona salute: da tempo, infatti, è violentemente attaccato dalle termiti. Le infestazioni appaiono molto diffuse e interessano sia le travi che i pannelli decorativi che le ricoprono e sia i lacunari tra le travi. L’ex fornace Penna, monumento di archeologia industriale, negli ultimi anni, grazie anche al fascino delle sue rovine, è stata utilizzata come set cinematografico. Adesso attende un suo destino. Villa Napoli a Palermo, una delle tantissime ville settecentesche costruite in quella che era la Conca d’Oro, oggi inghiottita dall’esasperata espansione urbanistica, è di proprietà della Regione Siciliana, che dopo un primo intervento di restauro è riuscita a lasciarla al degrado e all’incuria, abbandonando anche il giardino che la circonda. Senza più custodia è stata più volta saccheggiata. Posta di recente sotto sequestro dall’Autorità giudiziaria. Le case di Poggioreale, a seguito dell’evento calamitoso che investì nel ’68 l’area del Belice, vennero integralmente trasferite in nuovo sito, essendo dichiarate le abitazioni tutte inagibili. Oggi, l’antico paese si presenta come una città fantasma; un luogo che ha perso la propria identità civica e su cui impera la presenza inquietante e magnifica del sisma. Dopo più di 40 anni si sta inesorabilmente sbriciolando, portandosi dietro una parte importantissima della nostra memoria.

«BENI CULTURALI IN STATO DISASTROSO» – «Da dieci anni – spiega Gianfranco Zanna, responsabile Beni culturali di Legambiente Sicilia – ci occupiamo, con la campagna Salvalarte, dei beni e monumenti a rischio nella nostra isola. Abbiamo stilato una prima black list dei monumenti che corrono i maggiori rischi, ma vogliamo coinvolgere i cittadini per renderli protagonisti, per partecipare in prima persona alla salvaguardia del nostro patrimonio culturale». Per farlo basta scattare una foto al bene ed inviarlo, con un breve testo di 8 righe, all’indirizzo salvalartesicilia@libero.it. Le foto saranno, quindi, pubblicate sul sito www. salvalartesicilia.it. L’iniziativa è stata presentata questa mattina a Palermo a palazzo Montalbo, sede del Centro per il Restauro. «Dopo i festeggiamenti legati al ritorno della Dea di Morgantina, – aggiunge Zanna – occorre tornare con i piedi per terra e pensare al disastroso stato dei beni culturali in Sicilia. Nella nostra lista, non a caso, abbiamo inserito al primo posto il teatro greco-romano di Taormina, uno dei siti più conosciuti e visitati in Sicilia. Ebbene, è dal 2004 che è stato lanciato l’allarme, che si è a conoscenza del grave rischio che corre il teatro, oggetto di numerosi studi, ma non è stato fatto nulla. Proprio nel 2004 è stata stilata la Carta di Siracusa per la salvaguardia dei teatri antichi, ma, ad oggi, è rimasta lettera morta.. E ancora un’altra battaglia che da anni conduciamo è quella per Villa Napoli a Palermo, sospesa in un sorta di limbo fra rimpalli di vari assessorati della Regione siciliana, con la conseguenza del suo inesorabile disfacimento».