Alghe SelinunteIl Porto di Selinunte è di nuovo intasato dalle alghe e in alcuni punti lo strato è talmente compatto che ci si potrebbe camminare sopra. Le mareggiate di scirocco di metà dicembre lo hanno ridotto molto peggio rispetto a com’era prima della recente bonifica, conclusasi il 31 luglio scorso e costata 100.000 euro.

Ormai da tempo immemore, insieme alle alghe, si alza puntuale il coro bipartisan della politica locale, che di fronte al problema che da anni turba la serenità dei pescatori e il naso di residenti e turisti, auspica per l’ennesima volta il nuovo porto turistico-peschereccio, da realizzare con milioni di euro di finanziamenti pubblici.

Insomma, pare proprio che sia impossibile evitare che le mareggiate di scirocco facciano ingresso nel porto, saturandolo di alghe.
Nel febbraio scorso però, dopo che la Provincia Regionale aveva escluso il nuovo porto dal piano triennale delle opere pubbliche, il Comune di Castelvetrano aveva annunciato che era allo studio un Project Financing per un investimento di 11 milioni di euro, ventilando anche l’interesse da parte di un grosso gruppo. Oggi, dopo quasi un anno, il grosso gruppo non ha ancora un nome, forse perché ha capito che il Project Financing è uno strumento di contrasto alla scarsità di fondi pubblici, con cui il finanziatore dell’opera viene ripagato esclusivamente dal flusso di cassa che produce l’opera stessa. È ovvio che l’opera in questione dovrebbe avere flussi di cassa sufficienti a coprire i costi, remunerare i finanziatori e soprattutto produrre buoni margini di profitto.
Ora, investire i soldi pubblici è un conto, tirarli fuori di tasca propria in virtù di un futuro guadagno è un altro.
Intanto, negli ultimi due anni, solo per le alghe si sono spese circa 250 mila euro ed il risultato è sotto gli occhi di tutti, soprattutto dei pescatori che allo scadere del cosiddetto fermo biologico non saranno nelle condizioni di poter lavorare.

Nel frattempo però la giunta del sindaco delibera la realizzazione di una piazzola in legno proprio nell’area che i pescatori utilizzano, fuori stagione estiva, per il ricovero delle barche; una sorta di piccola officina navale all’aperto, dove poter svolgere l’ordinaria manutenzione dei pescherecci.
Ma qualcuno ha scritto che si tratta di un’area “priva di qualsiasi motivo di richiamo” e oggi “sfruttata come parcheggio per auto.”
Sorgerà quindi una piazzola in legno del costo di 150 mila euro ed il sindaco assicura “che renderà Marinella di Selinunte sempre più una bomboniera”.
A questo si aggiunge anche la riqualificazione delle principali strade selinuntine per un importo di 250 mila euro, la ripavimentazione e la creazione di marciapiedi in alcune strade di Triscina per 200 mila euro. E se le frazioni beneficiano di queste nuove attenzioni, Castelvetrano non è da meno con il collegamento tra la via Giallonghi e la via Catullo per 155 mila euro e l’ampliamento della via Civiletti per 280 mila euro.
Certo, ci si potrebbe chiedere come mai in piena recessione il comune di Castelvetrano possa permettersi tutto questo. La risposta è presto data: indebitandosi. Nello specifico, attraverso dei mutui fino a trenta anni per un importo complessivo che supera il milione di euro con la Cassa Depositi e Prestiti, un ente pubblico finanziario, controllato al 70% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e al 30% da banche e altre fondazioni.

Si dirà: ma prima di deliberare lavori di abbellimento nella piazza del porto, non sarebbe stato meglio risolvere in modo più o meno definitivo la questione alghe?
Può darsi. Anche se è pur vero che la propensione all’indebitamento a volte sia inversamente proporzionale alla percezione delle priorità. E se alcune famiglie preferiscono pagarsi le rate del 42 pollici al plasma piuttosto che spendere soldi per la manutenzione alla propria caldaia, non ci si può certo meravigliare che gli enti locali possano essere investiti dalle stesse dinamiche socio-finanziarie.
Sarà contento Berlusconi se ogni tanto qualche pubblica amministrazione dà il buon esempio per quella cultura dell’indebitamento che in Italia non riesce ancora a decollare pienamente, facendo invidiare gli americani che invece riescono a spendere il 25% in più di quello che guadagnano.
Intanto a Selinunte le alghe sono ancora lì. Chissà quando cominceranno i soliti lavori di bonifica, le ruspe, i rumori, il solito cattivo odore e magari altri 120 mila euro gentilmente concessi dalla cara vecchia Cassa Depositi e Prestiti?

Egidio Morici
www.500firme.it