massoneria Saverio MontalbanoDa capo della squadra mobile a comandante dei vigili urbani di Termini Imerese.

La parabola è quella di Saverio Montalbano: il poliziotto che fece luce sulle logge massoniche deviate di Trapani a metà degli anni ’80 e che portò all’inchiesta “Iside” si confessa in un’intervista che sarà pubblicata sul nuovo numero del mensile “S”, in edicola da sabato 26 luglio

“Scoperchiare quella pentola – dice – è una sorta di peccato originale che mi porto appresso. Ma non ho nessun rimpianto. Rifarei tutto daccapo”.

Proprio dai vigili urbani era partita la sua indagine: gli chiesero di verificare la regolarità di un concorso e fu così che si ritrovò nella sede dell’associazione Scontrino. “Nello sgabuzzino – spiega Montalbano – trovammo dei mantelli e una serie consistente di foto che ritraevano alcuni personaggi noti. Tra queste c’era quella di un avvocato catanese che si spostava a Trapani per partecipare ad alcuni convegni. Si diceva che fosse molto vicino al leader libico Gheddafi”. Ma non solo: furono ritrovati anche riferimenti all’attentato a Papa Giovanni Paolo II, foto di Aldo Moro, collegamenti con la strage di Pizzo Lungo.

Ma non c’è solo la massoneria deviata, portata alla luce anche con la recente indagine sul rallentamento dei processi in Cassazione: “S” pubblica un’inchiesta sulla massoneria che opera alla luce del sole in Sicilia, un’organizzazione che nell’Isola conta 120 logge e oltre 2.000 iscritti. Una radiografia completa, con l’indicazione dei rituali massonici e un’intervista ai leader siciliani delle due “obbedienze” più radicate, il Grande oriente d’Italia e la Gran loggia d’Italia.