Riforma GerminiChissà se prima di essere nominata ministro, la Gelmini sapeva già che il suo ministero della pubblica istruzione sarebbe stato in realtà un’appendice del ministero dell’economia e delle finanze.

Una sorta di cavallo di Troia usato dal governo per tentare di risanare i propri debiti, mascherando da riforma un sistema di tagli indifferenziato, foriero di un regresso senza precedenti nel mondo dell’istruzione del nostro paese. Alla fine però se ne sono accorti tutti e la stessa Gelmini ha dovuto ammettere che il decreto comporta 7,8 miliardi di euro di tagli alla Scuola.

Ormai solo tra i fedelissimi chiamano ancora “riforma” quello che in realtà si è rivelato un vero e proprio colpo di scure all’istruzione scolastica.

Politici, sindacalisti, insegnanti, precari, da tempo dicono la loro sui giornali e in tv, ma sempre più di rado si fa riferimento ai contenuti del decreto, al punto che da pochi giorni qualcuno ha sostituito il concetto di “maestro unico” con quello di “maestro prevalente” del quale, manco a dirlo, nel decreto non c’è nessuna traccia.
Per farsi un’idea basta leggersi gli otto articoli che compongono il “taglio Gelmini” proprio dal sito del governo(http://www.governo.it/Governo/Provvedimenti/testo_int.asp?d=40106) .
Quello che colpisce, oltre al titolo, “Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università“, sono le premesse: “Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di attivare percorsi di istruzione di insegnamenti relativi alla cultura della legalità ed al rispetto dei principi costituzionali…


Poi abbiamo gli articoli.
L’articolo 1 (“Cittadinanza e costituzione”), parla appunto di educazione alla cittadinanza, anche se nel secondo comma si legge “All’attuazione del presente articolo si provvede entro i limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente” che, tradotto in italiano, vuol dire “sempre che ci siano i soldi”.
L’articolo 2 (“Valutazione del comportamento degli studenti”) introduce la certezza della bocciatura con un voto in condotta inferiore a sei decimi.
L’articolo 3 (“Valutazione del rendimento scolastico degli studenti”) reintroduce il voto espresso in decimi, sia per la scuola primaria che per quella secondaria. Come una volta. Che nostalgia!
L’articolo 4 (“Insegnante unico nella scuola primaria”) è il vero cavallo di battaglia del decreto: «Nell’ambito degli obiettivi di contenimento di cui all’articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008 (più banalmente: dovendo risparmiare 8 miliardi di euro) le istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate a un unico insegnante e funzionanti con orario di 24 ore settimanali. Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola». In pratica la scuola durerebbe per i bambini 24 ore, potendo aumentare il tempo scuola in relazione alle domande delle famiglie. Ma le famiglie pagheranno extra questo costo? Ovviamente non c’è scritto. Magari si saprà qualcosa quando ci saranno i regolamenti attuativi. Ovviamente nessuna traccia del fantomatico maestro prevalente.
L’articolo 5 (“Adozione dei libri di testo”) costringe gli editori a non far cambiare il libro per almeno cinque anni. Ottimo. Speriamo però che gli editori non diluiscano i loro mancati ricavi sul costo del singolo libro.
L’articolo 6 (“Valore abilitante della laurea in scienze della formazione primaria”) dice che i laureati in scienze della formazione primaria, in seguito ad un tirocinio, saranno automaticamente abilitati all’insegnamento nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria. Insomma niente più soldi per i corsi di abilitazione.
L’articolo 7 (“Sostituzione dell’art.2, c. 433 della legge 24/12/2007, n.244”) dice che al concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione mediche possono partecipare tutti i laureati in medicina e chirurgia, a patto che si abilitino per l’esercizio dell’attività professionale prima che iniziano i corsi di specializzazione.
L’articolo 8 (“Norme finali”) riguarda l’entrata in vigore del decreto. Anche se al primo comma si legge: “Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. E ci mancherebbe, la “riforma” è stata proposta proprio per tagliare le spese. Ma non si sa mai, il legislatore è sempre cauto.

Intanto, mentre si stanno tagliando i viveri alla scuola, che rappresenta il vero futuro del paese, Roberto Cota della Lega Nord, dopo la valanga di critiche e proteste, chiede: “Scusate, ma in che punto questa riforma non va bene”?

Egidio Morici

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