La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”.
E’ così che comincia l’articolo 104 della nostra Costituzione che, evidentemente, non va giù a Berlusconi. Dati i suoi guai con la giustizia, per lui sarebbe molto più comodo assoggettare i magistrati al potere politico del Parlamento, se non addirittura della maggioranza del momento: la sua.
I berluscones sono ovviamente convinti che B. abbia ragione, credendo di trovarsi di fronte ad un’idea nuova, venuta in mente ad un moderno statista anticonservatore.

Riconoscere un pieno autogoverno della magistratura significa creare uno Stato nello Stato, o per lo meno una casta chiusa, intangibile”.
Chi l’ha detto? Berlusconi? No, è una frase vecchia. Quando è stata pronunciata per la prima volta, B. aveva solo 11 anni e faceva business vendendo i temi ai compagni di scuola.
Siamo infatti nel 1947 quando, spaventato dall’autonomia della magistratura, un certo Luigi Preti, uno degli anticomunisti del partito socialdemocratico, aveva proposto addirittura la soppressione di questo primo comma dell’articolo 104, sull’autonomia della magistratura.
Gli rispose Meuccio Ruini, presidente della “Commissione dei 75”, incaricata di redigere il testo costituzionale:
Quando diciamo che un dato ordine, l’ordine della magistratura, deve essere indipendente, e cioè non deve dipendere da un altro potere dello Stato, e che deve essere autonomo, ossia disporre di sé per ciò che riguarda il suo stato, come personale dei magistrati, non diciamo cosa che non sia costituzionale e democratica. Che la magistratura sia sottratta alla dipendenza e alla influenza del Governo è un’esigenza e una conquista della democrazia”.
Fine della storia.
Ma chi era questo Luigi Preti?
Era un potente ministro che, per tornare a Bologna nei fine settimana usava il treno, pretendendo però che il convoglio non si fermasse in stazione su un binario qualsiasi: “Un ministro deve arrivare sempre al primo binario”. I ferrovieri ubbidivano e i ritardi degli altri treni si moltiplicavano.
E, dato che era uno con le mani in pasta, “aiutava” il suo amico cavaliere Attilio Monti nelle operazioni finanziarie del Resto del Carlino. Il Monti per riconoscenza ricambiava con favori di vario genere, come quando cacciò via il direttore del quotidiano bolognese che il potente ministro detestava: Enzo Biagi.
Ironia della sorte, anche B. vuol mettere le mani su quell’articolo (e anche su tanti altri) della Costituzione e anche lui caccia Enzo Biagi (stavolta dalla Rai).
Nel frattempo gli italiani per bene aspettano l’arrivo di un nuovo Meuccio Ruini, ma si trovano davanti il solito Bersani.
Egidio Morici
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