Adesso sì. Adesso ci sono le basi per poter combattere la mafia anche fuori dai confini italiani.

È quello che si è ottenuto lo scorso 25 ottobre al Parlamento di Strasburgo, dove è stata approvata a stragrande maggioranza bipartisan una risoluzione per il contrasto delle organizzazioni mafiose su scala europea.

Grazie alla tenacia di Sonia Alfano, deputata europea dell’Italia dei Valori, la mafia non è più soltanto un problema italiano.

Un risultato atteso da tempo, dopo un anno di lavoro, al quale hanno collaborato 48 giudici di varie nazionalità, con l’esperienza italiana di magistrati come Roberto Scarpinato, Luca TescaroliNicola Gratteri.

Dalla poltrona numero 484 dell’emiciclo di Strasburgo, Sonia Alfano interviene pochi minuti prima della votazione:

“In tribuna sono presenti familiari di vittime di mafia, magistrati e testimoni di giustizia. Se il Parlamento oggi approverà questo rapporto, avremo dato il giusto riconoscimento e potremo dedicare questo lavoro a tutte le vittime innocenti del crimine organizzato e delle mafie. Il loro ricordo – ha proseguito l’eurodeputata – la memoria di chi ha pagato con la vita la scelta di non cedere al puzzo del compromesso morale, deve rappresentare la nostra guida e ci impone di dare segnali forti ed inequivocabili come quello che mi auguro stiamo per dare oggi ai cittadini europei”.

E l’augurio viene soddisfatto in pieno: 584 voti favorevoli su 638 presenti.

Tra i familiari di vittime di mafia, in tribuna, l’emozione è palpabile. C’è anche Mimma Barbarò, moglie di Beppe Alfano, giornalista ucciso dalla mafia nel ’93. Le si bagnano gli occhi di felicità. E’ difficile descrivere l’effetto che fa il riconoscere la forza del marito nella caparbietà della figlia.

Guy Verhofstadt, presidente del gruppo ALDE (Alleanza dei Liberali e Democratici per L’Europa) definisce il rapporto Alfano una pietra miliare nella lotta alle mafie in Europa e annuncia che a breve verrà istituita una commissione temporanea per produrre delle linee concrete per la sua efficacia, riconoscendo con chiarezza che mafia e criminalità organizzata sono dei fenomeni non solo italiani, ma europei.

Che le cose stiano così lo sa bene Nicola Gratteri, che si occupa di ’ndrangheta e che, nella conferenza stampa a seguire, racconta dei nuclei stabili (detti “locali”) che le cosche hanno impiantato da tempo in Germania e in Svizzera.

Alla conferenza sono presenti anche i magistrati Roberto ScarpinatoLuca Tescaroli, oltre al professore Vincenzo Militello, ordinario di diritto penale all’università di Palermo, Rita BorsellinoAntonio Di Pietro.

A spiegare perché questa risoluzione potrebbe davvero rappresentare un punto di svolta rispetto ad altre decisioni quadro del consiglio europeo che invece sono state quasi tutte disattese, è Roberto Scarpinato:

Fino ad oggi le decisioni quadro non sono mai state vincolanti, tranne che per il risultato da raggiungere. Tocca infatti ai singoli stati membri occuparsi di come attuare queste decisioni e

in caso di inadempienza non era stata prevista alcuna sanzione. Oggi però le cose cambiano – ha continuato Scarpinato – ci sono nuovi strumenti che consentono di voltare pagina. Con il trattato di Lisbona, dal primo dicembre 2014 ci saranno particolari procedure di infrazione, con gravi sanzioni, davanti all’alta corte di giustizia”.

E allora se ci si saprà muovere nel modo giusto, le probabilità che alla risoluzione possano seguire delle linee concrete saranno considerevoli.

Tra i risultati attesi c’è il riconoscimento del reato di associazione mafiosa; l’istituzione  del Procuratore europeocontro la criminalità organizzata che, investigando in tutto il continente, potrà rinviare a giudizio presso i singoli stati membri; una nuova commissione parlamentare europea che, come sottolinea Scarpinato, “potrebbe diventare il motore politico che eviti che la risoluzione si trasformi nell’ennesimo catalogo delle buone intenzioni”; la confisca allargata in assenza di condanna e l’istituzione del reato di intestazione fittizia, vista anche la diffusione della corruzione del ceto medio tedesco.

E poi le tutele per chi si ribella al pizzo e alle intimidazioni mafiose, con un sostegno che va al di là dell’iter processuale.

Un documento molto articolato che trova anche la soddisfazione di Rita Borsellino: “Un buon punto di partenza, ma c’è il rischio che tutto venga messo in un cassetto e ci si dimentichi. Forse però non hanno fatto i conti né con me né con Sonia Alfano”.

La speranza è che la scomparsa delle azioni mafiose platealmente cruenti, sostituite dall’allargamento della partecipazione agli affari, non faccia abbassare la guardia. Diversamente ci sarà sempre uno Sgarbi di turno pronto a giurare che la mafia non esiste. Nemmeno in Europa.

La risoluzione Alfano è stata dedicata a tutte le vittime di mafia, a tutti i magistrati, a tutte le forze dell’ordine che si adoperano ogni giorno nella lotta alla mafia e a quei giornalisti che ancora fanno il proprio dovere.

Egidio Morici

e.morici@alice.it

www.500firme.it