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Spesso i terremoti non annientano solo i territori ma anche la cultura dei loro abitanti i quali a fatica riescono a tramandare alle future generazioni tradizioni e saperi caratterizzanti la propria identità. A distanza di poco meno di 42 anni dal sisma che colpì la Valle del Belice, che costrinse diverse popolazioni a lasciare i luoghi natii per spostarsi altrove e far risorgere i propri paesi in altre terre, anche se poco distanti dalle proprie, il CRESM (Centro di Ricerche Economiche e Sociali per il Meridione) di Gibellina, CLAC (Centro Laboratorio Arti Contemporanee) di Palermo, ECO (Cooperativa ECO Culture e Viaggi) di Palermo e LE MAT (Agenzia di Sviluppo per un turismo sostenibile e responsabile), prendendo spunto dalle scosse culturali che per anni hanno contraddistinto questa porzione di Sicilia, hanno ideato un progetto della memoria utile a gettare le basi per il futuro.

Il progetto, denominato “Le terre che tremarono”, ha la durata di due anni ed è stato finanziato dalla Fondazione per il Sud la quale promuove e potenzia le strutture immateriali per lo sviluppo sociale, civile ed economico del Meridione con forme di collaborazione e di sinergia con le diverse espressioni delle realtà locali, in un contesto di sussidiarietà e di responsabilità sociale. L’iniziativa è confinanziata anche da CRESM, CLAC, ECO e LE MAT. Uno degli obiettivi più significativi del progetto, che prevede numerose azioni, è quello di ricostruire la memoria dei luoghi devastati dal terremoto del 14 gennaio 1968 e di realizzare un vero e proprio museo in cui “esporre” le testimonianze in modo da poterlo far divenire uno spazio che sia meta turistica di grande interesse culturale, storico, artistico e produttivo. Il museo, che sarà allestito nella sede del CRESM, a Gibellina, si propone di essere da stimolo soprattutto per i politici perchè evitino, in caso di calamità naturali come i terremoti, che le città devastate, così come accadde per il Belice, possano essere ridisegnate a tavolino da Roma dove all’epoca si ignorarono del tutto le battaglie contro la mafia condotte da Danilo Dolci e Lorenzo Barbera, le loro lotte per le dighe, la presenza del Comitato intercomunale per la pianificazione del Belice, gli appelli di Carlo Levi e Leonardo Sciascia e i moniti che il poeta Ignazio Buttitta rese noti con i suoi versi.

Con degli incontri già svolti, nel Trapanese nei Comuni di Santa Ninfa, Poggioreale, Salaparuta e Gibellina, nel Palermitano nel Comune di Roccamena e nell’Agrigentino nei Comuni di Santa Margherita Belice, Sambuca di Sicilia, Menfi e Montevago, è stata acquisita una serie di importanti dati che porterà alla redazione di una mappa interattiva della comunità della Valle del Belice. Quest’ultima sarà il risultato di testimonianze verbali e fotografiche di ciascun territorio che alla fine confluiranno in un “Museo diffuso” in cui il viaggiatore si potrà soffermare per prendere coscienza di quello che è stato, di quello che è e di quello che potrà essere il Belice. Coinvolgendo le popolazioni gli attuatori del progetto “Le terre che tremarono” intendono risvegliare le coscienze e creare un movimento che parta dalla base, così come aveva fatto negli anni Sessanta il sociologo Danilo Dolci.

Al prossimo appuntamento, che è stato fissato per le ore 16 di martedì 10 novembre a Palazzo Calandra, a Partanna (TP) seguiranno quelli del 12 novembre a Camporeale (PA), del 13 novembre a Contessa Entellina (PA) e del 14 novembre a Calatafimi Segesta (TP).

GIBELLINA 07 novembre 2009

L’addetto stampa
Margherita Leggio