argenteria cassataPuò capitare di invitare a cena qualcuno che poi, quando se ne va, si porta via un po’ di argenteria. A questo punto lo si denuncia e gli faranno un processo. Certo, fino alla conclusione del processo, questo signore non è tecnicamente un ladro perché una sentenza che lo dice nelle forme di legge ancora non c’è“. Ma voi lo invitereste di nuovo?

Piercamillo Davigo, eccellente magistrato autore di questo esempio, certamente no.
Diciamo la verità: chiunque, anche se non ci sono ancora evidenze di tipo penale, riterrebbe quantomeno “inopportuno” averlo di nuovo a cena.

Se poi questo nostro ospite, dopo aver patteggiato, chiude la questione e comincia ad occuparsi di misure di prevenzione del furto in qualche commissione istituzionale, credo che molti possano essere dell’avviso che non sia la persona giusta al posto giusto. Non tanto per rilevanze penali, peraltro assenti, quanto appunto per una questione di inopportunità.

In Italia però siamo andati molto al di là della banalizzazione del concetto di opportunità, fino al punto che qualcuno ha cominciato a considerare le indagini e le sentenze della magistratura come complotti destabilizzanti dell’ordine democratico!
Intanto una buona fetta di televisioni e giornali, dopo aver tentato di trasformare i cittadini in telespettatori senza memoria, cerca di passare il messaggio che non sarà un orda di giustizialisti col pallino della legalità a fermare della gente vincente col senso degli affari (ovviamente convenienti per tutti).

Ecco allora che l’informazione diventa strumentalmente carente, fino al punto che Uno come Totò vasa-vasa, condannato per favoreggiamento ad alcuni mafiosi (per carità, non alla mafia per intero) possa essere eletto nientemeno che al senato! Ovvio che poi lui dica: “Evidendemende la gende mi ha fiducia”.

Ora, che un inquinamento simile possa infiltrarsi anche all’interno della magistratura diventa ancora più preoccupante. Soprattutto quando lo stesso CSM propone come direttore della Procura Generale della Corte d’Appello di Messina, uno come Antonio Franco Cassata.

Chi è il dottor Cassata?

Per sua stessa ammissione è “il principale animatore” di un circolo (il “Corda Fratres”) che ha tra i suoi soci frequentatori Giuseppe Gullotti, boss incontrastato della mafia barcellonese, mandante dell’omicidio del giornalista Beppe Alfano. E Rosario Cattafi, destinatario di misura di prevenzione antimafia con obbligo di soggiorno in città per legami accertati con compagni di merende quali Benedetto Santapaola, Pietro Rampulla, Angelo Epaminonda ed altri che al posto di prendersi un pò di argenteria si sono portati via l’intera credenza.
Nel 1997 l’autista del dottor Cassata ha dei guai giudiziari: qualcuno lo ha denunciato. Lui pensa bene di mandargli una persona per intimidirlo. Il denunciante però non si intimidisce e denuncia l’inviato speciale che, una volta scoperto, patteggia.
Nel 1998 il dottor Cassata chiede al dottor Daniele Cappuccio, magistrato più giovane, di rinviare l’udienza per Giuseppe Cannata, consigliere comunale sotto processo. Lo scopo è quello di fare in modo che possa essere prima nominato presidente del consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto e poi, eventualmente rimandato a giudizio.
Ma perché il dottor Cassata esercita queste pressioni? La risposta è semplice: è proprio da quel comune che riceve i finanziamenti per un museo etno-antropologico da lui gestito.

Insomma, sembra che di argenteria il dottor Cassata se ne sia portata via parecchia.
Chiunque non fosse disposto ad invitarlo a casa propria, può firmare la petizione popolare promossa da Salvatore Borsellino e Sonia Alfano, per chiedere che la sua nomina non venga approvata.
Sul sito www.firmiamo.it/noaglierroridelcsm ci sono parecchie centinaia di firme e si ha anche la possibilità di lasciare un proprio commento accanto alla propria.
Cliccando qui si possono invece leggere tutti i commenti delle centinaia di persone che da tutta Italia hanno lasciato la loro firma.

Buona cena.

Egidio Morici
www.500firme.it