Dacia MarainiIn questa pagina di I Love Reading ci allontaneremo dai temi della nostra Trinacria pur rimanendoci con un piede, dato che l’autrice che sarà protagonista di quest’altro passo compiuto all’interno dell’affascinante universo dei libri, ha origini siciliane.

Dacia Maraini, autrice tra gli altri del celeberrimo “La lunga vita di Marianna Ucrìa” per cui ha ricevuto anche il premio Supercampiello, la sua isolanità la porta dentro, avendo avuto la madre appartenente ad una antica famiglia siciliana gli Alliata di Salaparuta, e per aver vissuto parte della sua vita nella prestigiosa villa di Valguarnera a Bagheria, di cui la famiglia materna era proprietaria.

Tanti dei suoi personaggi sono intrisi di questo modo di essere tipico della nostra isola in cui ha ambientato altri celebri romanzi come ad esempio “Bagheria”, dalle sue pagine prende vita una Sicilia dai forti chiaro scuri, una Sicilia che a tratti nel suo stile richiama quella del Verga, insomma una Sicilia che non va semplicemente letta, ma vissuta intensamente attraverso i suoi personaggi.

Il suo nuovo romanzo “Il treno dell’ultima notte”, narra di Emanuele un ragazzino già adulto, come tutti coloro che hanno vissuto la terribile esperienza della seconda guerra mondiale, un protagonista all’interno del quale, nonostante le terribili vicissitudini degli eventi bellici, continua a brillare la luce dell’allegria, quella luce che risplende nei suoi occhi e che mostra quell’umanità e quella voglia di vivere che hanno avuto la meglio sull’orrore e la morte, un ragazzino del quale rimangono una serie di lettere e un quaderno nascosto in un muro nel ghetto di Lodz.

Ancora una volta Dacia Maraini dipinge le varie scene con un realismo che può essere affiancato solo dalla potenza espressiva di una foto in seppiato o in bianco e nero, coinvolgendo contemporaneamente tramite l’immaginazione anche altri sensi come l’olfatto e l’udito, lo fa magistralmente descrivendo ad esempio gli odori tipici di ambienti come il treno all’interno del quale Amara, amica d’infanzia di Emanuele (nonché la vera protagonista di questo suo romanzo) viaggia nell’Europa del 1956 alla disperata ricerca del suo caro amico, giungendo dapprima a Vienna ed in seguito nella Budapest in rivolta contro l’impero sovietico, in cui ancora una volta la capacità descrittiva dell’autrice si scatena nel suo realismo, coinvolgendo il lettore facendogli sentire i boati dei carri armati nello sventrare i palazzi e facendolo tremare all’unisono con i protagonisti delle pagine di questa sua nuova grande opera.
La tragedia della guerra vissuta in prima persona nonché l’universalità dei valori umani divengono ancora una volta i veri protagonisti di un romanzo, in cui Maraini punta il dito verso le atrocità e gli abissi del Novecento ma anche l’incommensurabile voglia dell’essere umano di andare incontro al futuro costruendo un mondo diverso.

Filippo Marino