murales messina denaro castelvetranoSembra che il cerchio inizi a chiudersi attorno alla figura del boss latitante Messina Denaro, l’ultimo numero di S, magazine del giornale di Sicilia, riporta un’intervista con quello che nelle lettere del boss veniva indicato come Svetonio: si tratta di uno dei personaggi più emblematici della società castelvetranese e cioè Antonino Vaccarino.

Non è la prima volta che il nome dell’ex primo cittadino di Castelvetrano esce allo scoperto per fatti legati o comunque riconducibili alla mafia, fu infatti arrestato in seguito alle dichiarazioni del pentito Vincenzo Calcara il quale lo accusava di essere il capomafia di Castelvetrano, di aver concorso all’omicidio dell’ex sindaco Vito Lipari e di aver preso parte tra il 1990 e il 1991 ad associazioni per delinquere finalizzate al traffico di sostanze stupefacenti.

Accuse queste che non hanno trovato alcun riscontro in sede giudiziaria (esclusa quella per droga) ma che hanno comunque comportato per Vaccarino l’arresto e la sottoposizione al regime di carcere 41bis per ben cinque anni. Cinque anni nei quali – dichiara Vaccarino ad “S” – ha dovuto sopportare le botte delle “guardie” e i sospetti dei “ladri” i quali immediatamente dopo la strage di Capaci hanno brindato nel “grand hotel Ucciardone”; a questo comportamento Vaccarino si è fermamente opposto trovandosi così ad essere sotto i riflettori dei mafiosi carcerati essendo accusato di essere “sbirro”, il che in un contesto come il carcere non ha fatto che complicare la situazione, tanto da portare Vaccarino a meditare il suicidio “ perché abbandonato da tutti, per la dignità umana calpestata e vilipesa”.

A dir poco controversa però è la figura del pentito Calcara, il quale secondo l’ex primo cittadino avrebbe fatto il suo nome per sviare gli investigatori e per coprire quelli che poi sarebbero stati i mandanti delle stragi del ’92, opinione largamente condivisa dalla corte D’Assise di Caltanissetta che riepiloga in 22 lunghissime pagine come l’indicare nella persona di Vaccarino il capomafia castelvetranese sarebbe stato comodo per il quieto vivere malavitoso. Dopo l’assoluzione di Vaccarino per mafia quest’ultimo ha chiamato sul banco degli imputati il suo accusatore, rinviato a giudizio nel 2001 si attende la sentenza di questo processo nel processo.


Emblematico è un fatto narrato nell’intervista: pochi giorni prima di venire barbaramente assassinato, esattamente il 15 luglio del 1992, Paolo Borsellino interrogò Vaccarino, dopo aver appurato l’estraneità di questo con la mafia chiese per quale motivo egli avesse raccomandato Calcara al giudice Carnevale, ed ottenne in risposta che l’aveva fatto solo per permettere a calcara di trovare un lavoro pulito. Borsellino per accertarsi della veridicità di questa dichiarazione controllò nei collegi della Cassazione, e il 17 luglio sempre del ’92 l’avvocato Restivo riferiva a Vaccarino che Borsellino gli aveva detto di presentare l’istanza di scarcerazione avendo scoperto che Carnevale non aveva trattato alcun processo riguardante Calcara.

Ma l’appello che viene lanciato tramite le pagine del magazine da Vaccarino nei confronti di Diabolik è uno: costituirsi è l’unico atto che renderebbe vincitore il boss, sia per quella figlia che Messina Denaro dice di non aver mai visto, sia per non venire arrestato come è accaduto ai Lo Piccolo ed a Provenzano, ma soprattutto per liberare la nostra cittadina da quella “cappa di piombo” che incombe sulla nostra città e soprattutto sulla nostra economia. Da questo appello nasce un’iniziativa da parte di Vaccarino: una raccolta di firme, una petizione popolare che convinca il boss a compiere un atto dovuto nei confronti della comunità.
L’auspicio che viene espresso dallo Svetonio interlocutore eccellente di Messina Denaro è che la nostra terra si liberi una volta per tutte dalle catene che da ormai troppo tempo la tengono legata e che non le permettono di fare quel salto di qualità che si merita.

(Teresa Ilardo)