Premio Pino VenezianoCon il viso solcato dal sole, Pino Veneziano cantava le sue canzoni d’amore e di protesta, accompagnandosi con la chitarra, che decise di imparare a suonare proprio perché sentiva l’esigenza di raccontare.
Raccontare la bellezza della natura e dell’amore, ma anche dell’Italia degli anni Settanta, quella della corruzione e delle stragi. Era l’estate del 1984 quando cantò per Jorge Luis Borges, vecchio poeta cieco che si commosse e volle toccargli il viso.

Pino Veneziano però non aveva l’ossessione di diventare famoso. I suoi fans erano gli avventori del Lido Azzurro di Selinunte, sulla costa sud del Trapanese, che ascoltavano le sue canzoni, rapiti dal suo raccontare. Tra questi anche Lucio Dalla e Fabrizio De Andrè, che lo volle come spalla nel suo primo concerto in Sicilia.

Oggi è l’associazione che porta il suo nome a mantenere vivo il ricordo di questo carismatico cantastorie attraverso il “Premio Pino Veneziano” che, giunto quest’anno alla sua sesta edizione, verrà conferito a Roy Paci, ai Sud Sound System e all’archeologo Vincenzo Tusa.
L’appuntamento è per il 10 agosto alle ore 21.30, nel Parco Archeologico di Selinunte, dove Etta Scollo, Roy Paci ed altri si esibiranno in concerto, sullo sfondo dei templi.

L’associazione Pino Veneziano per l’occasione lancia un appello, “Di questa terra facciamone un giardino”, per la salvaguardia e il rispetto del territorio di Selinunte e della sua borgata, minacciato dall’incuria e dalle speculazioni che spesso Veneziano denunciava nelle sue canzoni. Il testo dell’appello è diretto, senza quei giri di parole fatti per accontentare tutti. Riporta alcuni stralci delle canzoni di Pino Veneziano e parla di una Selinunte che, “offesa dal tentativo di cementificazione incombente, reclama il diritto a essere quel che è: un’oasi di pace e di cultura. Una Selinunte che potrebbe diventare coro, se unita alle altre voci della Sicilia che ne difendono il territorio violato dalle mafie e dai palazzinari”.
Un testo distante dalle solite autocelebrazioni acritiche e campanilistiche del territorio, un appello che guarda ad una realtà oggettivamente minacciata, auspicandone la difesa e la vera valorizzazione. Un appello che ha convinto i più grandi nomi del panorama artistico, culturale e giornalistico italiano, da Andrea Camilleri a Giuseppe Tornatore, da Leo Gullotta a Corrado Stajano, da Arnaldo Pomodoro a Marco Travaglio, che lo hanno condiviso e sottoscritto.
Coloro che volessero leggerlo per intero e sottoscriverlo, inserendo anche eventuali commenti, possono cliccare QUI.

La versione cartacea dell’appello è invece contenuta nel libro-cd tributo a Pino Veneziano realizzato da Rocco Pollina e Umberto Leone. Il Primo è un arguto scrittore, cantante e musicista trapanese trasferitosi a Milano dal 1985, mentre il secondo è un cantante e scultore selinuntino, con una voce straordinariamente somigliante a quella di Pino Veneziano. Nel libro c’è la biografia del cantastorie, ma anche le sensazioni e gli odori di una natura da tempo minacciata, oggi più che mai, visto che nel mezzogiorno l’urbanizzazione sta occupando gran parte delle aree costiere, come si legge in un’indagine dell’Istat riportata sull’Espresso del 6 agosto 2009.
Da troppo tempo però viene capillarmente diffuso uno strano assioma per il quale all’aumento delle costruzioni edilizie corrisponderebbe un profuso benessere per tutti i cittadini.

Niente di più falso.
A guadagnarci sono i soliti pochi grandi speculatori. La Prova? Milano. Un Professore del Politecnico Andrea Arcidiacono, ha provato a calcolare chi ci ha guadagnato davvero. In Poche parole, ogni cento euro, al Comune ne vanno 5 di incassi teorici e ai re del mattone 95 di soldi veri. I cittadini invece continuano ad essere funestati dalle banche e attorniati dal cemento. Mentre in Sardegna Renato Soru non ha difficoltà ad affermare che: “Se fosse vero che l’edilizia è il motore dell’economia, la Sardegna sarebbe la regione più ricca d’Italia”.
Allora per Selinunte forse bisogna stare all’erta, perché con la scusa di “migliorarne la fruizione” si rischia che la natura e la cultura cantate da Pino Veneziano possano essere seppellite dal cemento.

L’appuntamento è quindi per il 10 agosto alle 21.30 al Parco Archeologico di Selinunte, con un concerto da vedere, un libro da leggere e un cd da ascoltare, inciso da artisti del panorama musicale nazionale, da Etta Scollo ai Sud Sound System, da Peppe Barra a Moni Ovadia, da Roy Paci ai Mondorchestra.
Come diceva Pino Veneziano, “Vulemu tuttu chiddu chi facemu! Vulemu tuttu chiddu ch’è nostru! Lu vostru? Vi lu lassamu! Tantu è nenti!”.
(“Vogliamo tutto quello che facciamo! Vogliamo tutto quello che è nostro! Il Vostro? Ve lo lasciamo! Tanto è niente!”)

Egidio Morici