Bocconiano doc, advisor per Goldman Sachs, per dieci anni commissario Ue. Mario Monti, profilo del grande tecnocrate, ha ricevuto l’incarico per formare il nuovo governo. La sua e’ una storia vissuta finora fuori dalla ‘polvere’ della politica nazionale. Economista raffinato, trova ‘fortuna’ nei palazzi di vetro di Bruxelles. Definito dal Wall Street Journal lo ”zar antitrust” della commissione Ue, e’ dal 1994 Commissario europeo al mercato unico e ai servizi finanziari e quindi, a partire dal 1999, Commissario alla concorrenza.

A Bruxelles diventa l’icona del rigore, con cui promuove la libera concorrenza, difende il mercato dall’oligarchia dei monopoli, e richiama gli stati membri ad osservare i patti sulla stabilita’ economica.

Oltre allo scontro con Microsoft, che porta l’allora Commissario europeo a infliggere al gruppo di Bill Gates una multa record di 500 milioni di euro per abuso di posizione dominante attraverso i sistemi operativi, Monti si guadagna molte prime pagine attraverso altri interventi di alto profilo. Fra questi, il via libera al salvataggio del gruppo francese Alstom, e il ‘no’ alla fusione fra General Electric and Honeywell, che causa non poche tensioni fra le due sponde dell’Atlantico.

E’ lunga la lista dei giganti che finiscono nel mirino del Commissario: appunto, dalla General Electric spalleggiata dal presidente americano George W. Bush, alle banche tedesche care al cancelliere Gerhard Schroeder e al gruppo Edf del governo francese. Tutte sfide che creano tensioni fra Bruxelles e Berlino, Parigi e addirittura Washington. I giornali britannici amano ricordare che Mario Monti ”e’ celebrato per la sua dedizione nell’aprire i mercati europei alla competizione”, per aver ”combattuto Francia e Germania”, la vecchia Europa con la vocazione del monopolio, e poi per ”aver rifiutato l’offerta del premier Berlusconi che lo voleva ministro delle Finanze nel 2004”.

Il rapporto con il Cavaliere, formalmente buono, passa proprio in quell’anno per reciproci rifiuti e qualche tradimento. Monti ingoia un primo boccone amaro quando Berlusconi promuove apertamente la sua candidatura alla guida del Fondo Monetario Internazionale, sostenendo di avere ”un candidato fortissimo”, per poi fare marcia indietro di fronte all’accordo franco-tedesco-spagnolo che spiana la strada a Rodrigo Rato. Poco piu’ tardi, e’ la volta del Tesoro. Il presidente del Consiglio, dopo le dimissioni forzate del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, tenta la carta di un ‘superministro’ autorevole all’estero, spendendo pubblicamente il suo nome.