di pisa

Il procuratore di Marsala, Alberto Di Pisa, ha chiesto un risarcimento danni di 250 mila euro a Salvatore Borsellino, che avrebbe pronunciato parole lesive della sua onorabilità in un incontro pubblico.

“Avrebbe espresso giudizi critici nei confronti del procuratore Di Pisa – si legge in un comunicato Ansa del 7 gennaio – ricordando che era stato accusato di essere il “corvo” di Palermo, ossia l’autore delle lettere anonime circolate nell’ estate del 1988. Di Pisa fu poi assolto ma, secondo Salvatore Borsellino – prosegue l’agenzia di stampa – le valutazioni da lui espresse nei confronti sia del fratello sia di Giovanni Falcone richiamavano alcuni passi degli anonimi. Per questo il magistrato non avrebbe le carte in regola per occupare, secondo Salvatore Borsellino, il posto che fu del fratello”.

Si tratta in realtà dell’Information Day, svoltosi a Marsala il 26 aprile scorso, durante il quale Salvatore Borsellino sottolineò l’inopportunità della figura di Di Pisa a capo della Procura di Marsala, un tempo retta dal fratello Paolo Borsellino. Ma non è affatto vero che, come dice l’Ansa, secondo Salvatore Borsellino, il magistrato non avrebbe le carte in regola per occupare quel posto soltanto perché avrebbe espresso delle valutazioni nei confronti di Falcone e Borsellino che richiamavano alcuni passi degli anonimi. Salvatore Borsellino, premettendo un onestissimo “secondo me”, motivò invece l’inopportunità di Di Pisa con delle argomentazioni molto precise, peraltro di pubblico dominio da anni.

Ecco le parole precise di quella parte di intervento alla base della richiesta di risarcimento:
“Oggi purtroppo questa Procura è retta da una persona che secondo me non è degna”.
“Il Csm avrebbe dovuto fare pulizia al suo interno, non permettendo al giudice Di Pisa di venire a reggere la Procura di Marsala. È assolutamente un’ignominia il fatto che oggi, una persona che è stata sospettata di essere il corvo di Palermo, quindi di aver scritto delle lettere anonime dove sosteneva che Falcone aveva utilizzato Contorno per fare uccidere quelli della famiglia di Riina… cioè una persona che è stata sospettata di questo, ma non solo che è stata sospettata di questo…

Nel Processo di primo grado Di Pisa era stato condannato perché era stato utilizzato il fatto che un’impronta su una lettera del corvo che era pervenuta, che tra l’altro credo che fosse su carta intestata del Ministero della Giustizia o del Ministero dell’Interno, conteneva una sua impronta. L’impronta era stata riconosciuta come impronta di Di Pisa. Nel Processo di secondo grado non si è potuta adoperare questa prova perché è stato detto che era stata prelevata con metodi non canonici, nel senso praticamente che, se ben ricordo, era stato Sica che l’aveva prelevata, offrendo una tazza di caffè al giudice e in questa maniera si era potuto identificare, altrimenti Di Pisa avrebbe dovuto dare volontariamente la propria impronta, cosa che non ha fatto.
Quindi non essendosi potuta utilizzare questa prova, Di Pisa è stato assolto in secondo grado, non solo, ma il Pubblico Ministero ha omesso di fare ricorso in Cassazione e di conseguenza la sentenza è passata in giudicato. Il Pubblico Ministero che ha omesso di fare questo ricorso in Cassazione poi evidentemente ha fatto carriera politica, perché è diventato prima consigliere del Pdl e poi, tramite altri passaggi è diventato sottosegretario alla Giustizia e così via. Allora, anche in questo caso siamo nelle stesse condizioni: una persona non è stata condannata perché non si sono potute adoperare delle prove, però era stato accertato che quell’impronta era di Di Pisa. Allora il Csm avrebbe dovuto fare pulizia al proprio interno e far sì che oggi Di Pisa non sedesse a capo della Procura che era stata di Paolo Borsellino. Invece è quello che è successo
.”

Il punto non è stabilire se queste parole possano essere o no lesive dell’onorabilità del Di Pisa, ma se siano vere oppure no. Purtroppo sono vere. Se poi una persona deve essere punita solo per aver detto la verità, peraltro già nota da tempo, ci ritroveremmo davvero in pieno bavaglio da regime.

Egidio Morici
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