mara carfagnaE’ destinato ad ingrossarsi il calderone tutto italiano fatto di decine di migliaia di leggi. Quante siano nessuno lo sa con precisione; alcuni dicono 50.000, altri 150.000, altri ancora 300.000. Così tante da richiedere un eroe della delegificazione come Calderoli (bontà sua).

Una buona parte di queste però viene applicata solo parzialmente, per brevi periodi o non viene applicata affatto. Chi non si ricorda le multe (durate un mesetto circa) per chi non aveva in auto il giubbino catarifrangente? Oggi è la volta dell’arresto per prostitute e clienti.

L’articolo 1 del nuovo decreto introduce il reato di esercizio della prostituzione, ma in realtà già dal 1958 l’articolo 5 della legge Merlin prevedeva fino a 8 giorni di carcere per chi “invita al libertinaggio”, cioè per le prostitute.

Insomma, il carcere per le puttane c’era già. E da 50 anni!
Ma quello per i clienti no. Ecco allora che l’articolo 4 della “Carfagna lex” abroga l’articolo 5 della legge Merlin e lo sostituisce con il più moderno e applicabile (come no…) articolo 1, aggiungendo un’altra settimana di galera per le passeggiatrici ed estendendo il reato anche ai clienti.

Oggi la prostituta sa che se la beccano anche in fase di contrattazione, finirà in galera fino a 15 giorni e non più fino ad 8 come avvenuto finora.
Qualcuna dirà “Ma io ho sempre esercitato e non ho mai fatto neanche mezzora di galera”. Chi glielo spiegherà che la legge di prima non veniva fatta rispettare, mentre la Carfagna lex si?
E’ ovvio che non ci crederà mai. E avrà perfettamente ragione.
Infatti, con la legge italiana, per finire davvero in galera devi accumulare pene per almeno tre anni. La “cosciallegra per lavoro” dovrebbe ricevere quindi 73 condanne (settantatre!) per vedere il sole a scacchi, sempre che il giudice dia sempre il massimo della pena, cioè 15 giorni. Ovviamente lo stesso discorso vale per il cliente.
Ora, tra appello ed eventuale cassazione, prescrizione permettendo, verrebbero impegnati una decina di giudici alla volta, per arrivare ad un risultato certo: zero.
Ecco però cosa c’è scritto in coda all’articolo 1 della Carfagna lex:

Se, invero, la prostituzione come tale deve considerarsi fenomeno di allarme sociale, non può ammettersi un distinto trattamento tra chi la eserciti e chi se ne avvalga (il cliente)”.
Bingo! Eccola lì la parolina magica: allarme sociale.
Considerato che il governo Berlusconi vuole dare priorità a quei reati che destano allarme sociale, sappiamo già che un processo per corruzione avrà meno probabilità di svolgersi perché bisognerà occuparsi delle puttane. Non di tutte però; soltanto quelle in strada.
Funzionerà?
Intanto Alemanno, con una ordinanza simil-Carfagna fa scoppiare il caos a Roma. Il Sulpm, sindacato dei vigili urbani, si chiede quanto debba essere corta la gonna di una ragazza per manifestare l’intenzione di adescare. “Anche un volontario che offre un tè caldo – sottolinea il Sulpm – può essere multato”. Insomma così come è fatta la legge, si prevedono montagne di ricorsi vincenti.

Alla Carfagna però fa orrore la mercificazione del corpo. Anche se non in tutte le sue forme, altrimenti non avrebbe fatto quei calendari, gioia di tanti camionisti e non solo.
Ma chi è la Carfagna?
Cosa si dice di lei all’estero?
Riporto testualmente un estratto dell’articolo di Julio Algañaraz di “El mundo” sulla nostra bella ministra:
Según la prensa, en los diálogos telefónicos Berlusconi y su actual ministra de Igualdad de Oportunidades, Mara Carfagna, de 37 años, intercambiarían frases de tono más que subido con alusiones al sexo oral, que los italianos llaman il pompino. En la época en que fueron realizadas las intercepciones judiciales, il Cavaliere era el jefe de la oposición y Carfagna, una soubrette de fama creciente en la televisión.

Se sia vero o meno sarà difficile dimostrarlo, visto che a Berlusconi (che intanto ha messo le mani avanti dicendo: “Al massimo salterà fuori che sono il primo anche con le donne”) hanno assicurato che le intercettazioni prive di rilevanza penale verranno distrutte.
Di certo però tutti sanno che per arrivare in alto a volte qualche boccone amaro bisogna pure ingoiarlo.

Egidio Morici
www.500firme.it

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