Qualche giorno fa, nell’area verde demaniale in Contrada Delia, un cane bianco è stato trovato morto e altri sei sono spariti. Erano animali di indole mansueta, rimessi nel territorio dopo regolare sterilizzazione e microcippatura, come dice la legge.

Dopo il ritrovamento, “Bianchetto”, questo il nome del cane presumibilmente ucciso con veleno a base di pesticida, stava per essere trasferito all’Istituto Zooprofilattico di Palermo, per poter conoscere il tipo preciso di veleno utilizzato. Ma quando i volontari dell’associazione animalista, dopo qualche ora sono tornati a prenderlo, non c’era più. Qualcuno aveva fatto sparire la carcassa.

Gli altri sei cani hanno fatto la stessa fine? E perché? Difficile dirlo.


L’anno scorso a Castelvetrano, nella stessa zona, furono uccisi per avvelenamento altri sei cani (nel video, dopo l’articolo), ma le carcasse rimasero lì.

Intanto, l’associazione animalista L.A.I.CA, che ha una convenzione col comune di Partanna per l’accalappiamento e la sterilizzazione dei randagi, è dallo scorso luglio che non riceve chiamate dai vigili. Prima di allora la media era di circa 2 accalappiamenti a settimana, poi il nulla.

Contemporaneamente, anche lì, pare che alcuni randagi siano spariti dall’oggi al domani, senza che nessuno ne abbia saputo più niente.

A parte l’ipotesi del “killer solitario di cani”, sarebbe così campato in aria immaginare l’esistenza di sistemi organizzati per l’epurazione dei randagi? Se così fosse, chi ne farebbe parte? E al servizio di chi agirebbero?

Egidio Morici
per www.500firme.it