baglio florio selinunte

Il Satiro danzante vive una strana condizione: trova i migliori comfort quando è in trasferta, trattato come pezzo di assoluto prestigio, ma a casa “soffre” il caldo. Inevitabile, visto che nell’ex chiesa di S. Egidio di Mazara del Vallo in cui è esposto manca l’impianto di climatizzazione, con grave pregiudizio della sua conservazione. Eppure per il condizionamento dei locali basterebbero appena 350 mila euro.

Situazione simile al Baglio Florio di Selinunte, il parco archeologico più grande d’Europa. La storica struttura che dovrebbe accogliere i reperti trovati negli scavi è pronta da una decina di anni, mancano solo i finanziamenti per gli arredi interni. Intanto il tempo passa e la costruzione inizia ad andare in rovina, tanto da essere divenuta ricovero abituale di colombi e volatili vari.

Anche in questo caso, per evitare il degrado sarebbero sufficienti 350 mila euro, ma i finanziamenti non arrivano. Ancora meno (50 mila euro) servirebbe per ridare vita alla gipsoteca del Civico di Caltanissetta, chiuso nel 2002. Invece, per quanto esigui, i fondi non ci sono e i gessi continuano a prendere polvere nei magazzini di enti e istituzioni in cui sono stati frazionati. Storie di ordinaria incuria del sistema museale siciliano, uno dei patrimoni più ricchi d’Italia ma anche fra i più disastrati, come fotografa il dossier di Legambiente Sicilia “Salva il Museo”.


“Abbiamo evidenziato le situazioni-limite, quelle maggiormente paradossali, in cui con un modesto intervento si potrebbe ampliare l’offerta dei musei regionali – spiega al VELINO Gianfranco Zanna, responsabile Beni culturali di Legambiente Sicilia -. Ma mancano episodi di malagestione, con siti lasciati all’abbandono o mai aperti nonostante le promesse”. Proprio come avviene per l’Archeologico di Enna, chiuso da un anno e mezzo in mancanza della messa in sicurezza della struttura (costo stimato: 300 mila euro) e mai riaperto. L’autonomia riconosciuta per statuto alla Sicilia affida alla regione la potestà esclusiva sui beni culturali, a eccezione degli archivi storici. Gli episodi negativi, a conferma di una “sciatteria” che il patrimonio siculo non meriterebbe, sono tuttavia numerosi. E non riguardano solo l’aspetto economico.

Su tutti, la vicenda legata ai servigi aggiuntivi nei musei: dopo aver recepito con sei anni di ritardo la legge Ronchey del ‘93, i bandi sono finiti al centro di un contenzioso tra ditte appaltanti e Regione Sicilia, col risultato che non un passo avanti è stato fatto per migliorare i comfort nelle strutture museali del’isola. Intanto, nel 2008 oltre mezzo milione di visitatori hanno “abbandonato” i siti archeologici siciliani, con una perdita di circa un milione 400 mila euro. Anche se forse le cose potrebbero iniziare a muoversi a breve, almeno nelle intenzioni: “Abbiamo incontrato la settimana scorsa il neoassessore Gateano Armao – afferma Zanna – e abbiamo convenuto sulla necessità di istituire un osservatorio regionale sui beni museali siciliani. Potrebbe essere un primo passo per monitorare la situazione e risolvere almeno i casi più emblematici”.

Paolo Fantauzzi
per ilvelino.it