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Stasera sono sfilate insieme le due comunità di Campobello di Mazara e Castelvetrano nel corteo “La Sicilia è nostra non è di Cosa nostra”, organizzato dai due Comuni. Il corteo condiviso tra Campobello di Mazara (dove ha vissuto negli ultimi anni della latitanza) e Castelvetrano (dove è nato), si è mosso da due punti diversi l’uno dall’altro. La comunità di Castelvetrano dall’ex concessionaria Mo-Car (bene oggi confiscato) per raggiungere a piedi quella di Campobello, proprio davanti la parrocchia. Poi, tutti insieme hanno raggiunto vicolo San Vito, percorrendo a piedi 300 metri e arrivando lì dove è stato scoperto il primo covo del super latitante. Tra i presenti c’era anche il Vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Angelo Giurdanella, l’emerito Domenico Mogavero e poi sindacalisti, docenti, liberi professionisti. “Qui oggi c’è la città che si ribella – ha detto il sindaco di Campobello, Giuseppe Castiglione – bisogna stare a fianco alle istituzioni che lavorano ogni giorno per liberare la nostra terra dalla mafia”.

“Sono passati 30 anni e oggi questo territorio si lecca le ferite – ha detto il sindaco di Castelvetrano Enzo Alfano – smettiamola di chiamarli appartenenti alla famiglia mafiosa, sono assassini e stragisti”. L’arrivo al vicolo San Vito scatena un applauso che dura un minuto. Il regista Giacomo Bonagiuso rievoca le parole di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino mentre il Vescovo Giurdanella guarda con speranza alle future generazioni: “Quanto più il bene avanza, il male arretra – dice il prelato – i ragazzi sono sensibili a questa problematica e a loro dico: siate liberi, coraggiosi e forti nelle scelte noi adulti vi accompagniamo”.

 

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