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A che punto è l’iter per candidare Selinunte tra i siti Unesco? Tutto fermo. A denunciarlo è proprio il Club per l’Unesco di Castelvetrano che da anni spinge l’ambizioso progetto che potrebbe dare una svolta economica al nostro territorio. Un iter avviato nel 2017, quando i Comuni di Castelvetrano, Campobello di Mazara e Partanna deliberarono assieme ad altri enti (c’era anche l’Assessorato regionale ai beni culturali) un protocollo d’intesa per costituire il Comitato di gestione. L’organo base, dunque, quello che era necessario per la produzione del carteggio necessario. Poi nel 2018 al Ministero per i beni culturali è stato presentato il primo dossier coi tre siti di Selinunte, Cave di Cusa e Vasca Selinunte (sul territorio di Partanna).

Sin qui tutto è sembrato filare liscio. L’intoppo, secondo quanto denuncia il Club per l’Unesco di Castelvetrano, è nato dal 2019, quando al Ministero si sarebbe dovuto discutere della valenza del progetto e delle successive tappe da seguire ma la mancata adesione dell’allora Direttore del Parco archeologico di Selinunte Enrico Caruso ha fatto arenare tutto. Per rimettersi in cammino non è bastata neanche la sollecitazione dei sindaci dei tre Comuni interessati che avrebbe voluto organizzare, di comune accordo con l’Assessore regionale ai beni culturali Alberto Samonà, un incontro per riprendere il percorso. Tutto saltato e, ancora, tutto fermo.

Dunque non si va avanti e il Club per l’Unesco, presieduto da Nicola Miceli, lamenta anche la poca partecipazione dell’attuale Direttore del Parco Bernardo Agrò. Secondo Miceli il Direttore vorrebbe avocare a sé tutta la vicenda. Ma il Presidente del Club per l’Unesco chiarisce: «Il nuovo disciplinare tecnico per la candidatura a sito Unesco distingue tra “core zone” e “buffer zone”. La prima costituisce il “nucleo” del sito, quello più tutelato e ricco di vincoli. La seconda, ugualmente ricompresa nell’area candidata Unesco, che presenta meno vincoli. Per quanto ci riguarda, la prima è di stretta competenza del Parco, la seconda dei comuni ricadenti. Pertanto – aggiunge ancora Miceli – non è possibile fare programmazione per la presentazione del “piano di gestione” che vuole l’Unesco, se non vi è partecipazione/collaborazione di entrambi i soggetti, Comuni e Parco». E, intanto, l’iter per la candidatura rimane, ad oggi, al palo.

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