libera castelvetranoIl coordinamento provinciale di Libera – Associazioni, Nomi e Numeri contro le mafie esprime il proprio disappunto in merito al rientro al consiglio comunale di Castelvetrano del consigliere Lillo Giambalvo.

L’assoluzione dal reato contestatogli nel processo in cui è stato giudicato, definito con sentenza di primo grado non definitiva, non elimina la responsabilità morale e politica per le affermazioni da lui proferite e cristallizzate nelle intercettazioni operate dalle forze inquirenti.

Riteniamo che un rappresentante delle istituzioni che inneggia alla figura di Matteo Messina Denaro (già condannato per stragi ed omicidi efferati per nome e per conto di cosa nostra) non può sedere sugli scranni di un consiglio comunale, luogo di rappresentanza e di attività politica finalizzata al bene comune.

Il problema che poniamo non verte sulla sussistenza di profili di responsabilità penale in capo allo stesso, in tal senso l’associazione Libera ha già preso posizione costituendosi parte civile (anche nei suoi confronti) nel processo a suo carico, ma verte sulla opportunità dello stesso di rappresentare le istituzioni.

Come si può tollerare di avere a rappresentare la collettività un individuo che asserisce di essere disposto a scontare 30 anni di galera pur di salvare il pregiudicato Matteo Messina Denaro da un eventuale arresto “da parte degli sbirri”; o ancora che anela all’omicidio di uno dei figli di Cimarosa Lorenzo perché sta iniziando a parlare con i magistrati. Qual’è il senso dello stato, della legalità, della giustizia che il consigliere Giambalvo rappresenta?

Non potendoci avvalere di una normativa alla quale appellarci per poter imporre al consigliere Giambalvo le dimissioni forzate, siamo costretti a rivolgerci a lui direttamente, facendo appello al suo senso di vergogna e di incompatibilità nel rappresentare la gente onesta di Castelvetrano, rassegnando così immediatamente le proprie dimissioni da rappresentante nel consiglio comunale.

Comunicato Stampa
Il Coordinamento Libera a Trapani
Trapani, 24 Gennaio 2016