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È stata inaugurata ieri, al Baglio Florio del Parco archeologico di Selinunte, la mostra archeologica “Vivere l’agora. Gli scavi nel centro urbano di Selinunte”, allestita coi reperti recuperati durante gli scavi archeologici svolti nella zona dell’agorà tra il 1995 e il 2007, condotti dall’Istituto archeologico germanico di Roma, sotto la direzione di Dieter Mertens.

Una cerimonia alla quale ha partecipato finanche l’Ambasciatore della Germania in Italia, Viktor Elbling e i due precedenti Direttori del Parco, Enrico Caruso e Giovanni Leto Barone. Grande assente l’Amministrazione comunale di Castelvetrano: «Avevamo una riunione già programmata sul bilancio e non è stato possibile partecipare» ha detto stamattina il sindaco Enzo Alfano, che ha chiesto alla Segretaria comunale di presenziare alla cerimonia.

I reperti archeologici esposti coprono un arco cronologico compreso tra il 600 e il 250 a.C. e offrono al visitatore uno spaccato della vita quotidiana a Selinunte. Elementi portati alla luce principalmente da abitazioni, botteghe e luoghi di culto che adesso è possibile ammirare in uno spazio del Baglio Florio, completamente rinnovato dall’architetto Bernardo Agrò (Direttore del Parco dallo scorso mese di giugno) che con la sua equipe, ha curato la rinnovata museografia degli spazi espositivi con un progetto in grado di coniugare tradizione archeologica e innovazione museale.

Con l’inaugurazione della mostra si rafforza la collaborazione tra una delle più importanti istituzioni a livello mondiale nel campo dell’archeologia, l’Istituto germanico e la Regione Siciliana. Un’intesa suggellata dalla presenza a Selinunte anche dell’ambasciatore tedesco in Italia, Viktor Elbling.

Le attività archeologiche svolte dall’Istituto archeologico germanico di Roma hanno permesso di riconoscere fondamentali aspetti della topografia e della storia della città greca di Selinunte e in seguito della sua fase punica. Una città ricca di arte e commercio che è arrivata, nel periodo di massimo splendore, anche a 80 mila abitanti.

La realizzazione della mostra è stata curata dalla Humboldt Universität zu Berlin, sotto la direzione di Agnes Henning ed è stata realizzata con la collaborazione di studenti di diverse nazionalità, appartenenti all’Istituto archeologico dell’ateneo berlinese.

 

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