Da ieri – e sino al 20 agosto – al Cresm di Gibellina è visitabile “Ànemos, nostalgia di un tempo mai vissuto”, progetto artistico di Miriam Iervolino, quinto e ultimo appuntamento della rassegna “Plenaria: nuovi fermenti creativi per Belìce/EpiCentro della Memoria Viva 2024/2025”, curata dal direttore Giuseppe Maiorana, e che si inserisce nel Gibellina Photoroad Festival. “Ànemos, nostalgia di un tempo mai vissuto” si sviluppa come un viaggio visivo ed emotivo attraverso i luoghi della Valle del Belìce, e con particolare attenzione alla storia di Gibellina, segnata dal terremoto del 1968. Iervolino, fedele al suo “metodo relazionale”, costruisce un racconto o “diario” che si nutre di legami e narrazioni, oltrepassando la dimensione documentaristica dello scatto fotografico per avvicinarsi a una forma di indagine introspettiva, umana e territoriale. «Il percorso di Iervolino – così dice il curatore Giuseppe Maiorana – può collocarsi su due registri paralleli: da un lato, la ricerca storica e testuale che le ha permesso di ripercorrere la storia di Gibellina, della vecchia cittadina distrutta fino alla sua controversa ricostruzione; dall’altro, un approccio esperienziale e sensoriale al paesaggio, fatto, come la stessa è abituata a fare, di lunghe passeggiate, appunti, pensieri e istantane. Questa doppia prospettiva da al progetto una profondità che trascende la semplice rappresentazione visiva, ponendo al centro della riflessione il senso di appartenenza e di trasformazione».
Con il percorso espositivo di Ànemos, nostalgia di un tempo passato, Miriam Iervolino non si limita a raccontare Gibellina, ma induce il visitatore a riflettere su come il tempo, la memoria e la natura (o gli spazi) si intrecciano nella costruzione continua dell’identità collettiva.










