come fratelli

Si ricorda che domenica 17 marzo, con inizio alle ore 21.00, continua la quattordicesima stagione di prosa del Teatro Selinus, diretta dall’esperto per le attività culturali Dr. Giacomo Bonagiuso. Si continua con “Come fratelli. Storie di ordinaria mafia” scritto da Giovanni Libeccio ed interpretato dallo stesso Libeccio e da Gaspare Di Stefano per la regia di Giacomo Bonagiuso.

Nella nota di regia si legge:

“ Ho pensato a costruire la messa in scena di “Come fratelli” seguendo l’istinto del teatro, il suo gioco manifesto ed occulto che realizza tessiture a partire da semplici spifferi. Non ho mai condiviso l’idea che la mafia fosse soltanto una specie di “gramigna campestre”: forse come gramigna campestre essa è nata, ma la sua dilatazione contemporanea la rende appieno, semmai, un mostro dal colletto inamidato.

In campagna, nella periferia, dove il senso della rappresentazione è ancor più scandaloso, resta il sapore mieloso della mafia, quell’aura che i telefilm contemporanei non smettono di consacrare, quell’insopportabile “moviola” che rallenta le pallottole, gli accasciamenti, le urla, il botto del tritolo. Ma è proprio quell’aura emulativa che mi ha sorpreso nella sua semplicità; la banalità del male è tutta racchiusa in questo gioco fascinoso, per i giovanotti senza lavoro e senza fondamenti etici, che ti toglie dall’incerto dei tempi per consacrarli “’ntisi”. Da lì la deriva l’infame mattanza delle parole siciliane: “onore”, “rispetto” che sono espropriate alla loro connotazione semantica, per diventare “ferite”.

La mafia ha rubato alla Sicilia le sue parole tipiche, ammorbandole. Le ha rubato la voglia di correre, e l’ha resa più lenta e più pesante, un carrozzone. Le ha lasciato il sole, l’amore, l’idioma; però a patto che si resti nel cerchio del sole, dell’amore, dell’idioma, come fanno i filmetti, appunto. “Come fratelli” aveva l’inusuale pregio di parlare come i ragazzini parlano, di biciclette, di femmine bone, di giri sulle jeep, senza svuotare nei rallenty la banalità mafiosa, ma anzi rendendola icastica, potente. Insomma, parlava del fascino del male, a partire da quella banalità assoluta che il male, purtroppo, ha in sé ( sarà per questo non riesci a fartene anticorpi: il male è così banale da sfondare dentro). “Come fratelli” non parla di una mafia politica, di una mafia territoriale, ma disegna una storia a partire da due “carusi” che, per opposte vicende, di mafia si trovano a vivere e morire. La mafia “nica” del fascino adolescenziale, quella mi è piaciuto assai rappresentare; la mafia nicaredda che ti fotte senza sembrare un cancro, ma solo un colpo di sole; la mafia banale, che t’ammazza mentre credi di aver ritrovato un fratello.”

Il biglietto d’ingresso sarà di € 8 per poltrona, € 6 per il palco centrale e per quello laterale ed € 4 per il loggione. Per maggiori Informazioni si potrà chiamare lo 0924/907612 o lo 0924/909250, oppure direttamente presso il botteghino del teatro dal lunedì al venerdì dalle 09.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00 e la domenica dalle 09.00 alle 12.00.