Il territorio di Castelvetrano ha una storia ben più millenaria di quanto i magnifici templi greci ci indicano perché è fittamente costellato di numerosi siti archeologici del periodo preistorico. Questi siti sono disseminati un po’ ovunque e sono pressochè sconosciuti anche a noi abitanti del luogo. Vantiamo nel nostro territorio il Parco archeologico più grande d’Europa, conosciuto a livello mondiale; ma potremmo vantarci anche per questi altri piccoli siti per nulla valorizzati e abbandonati a se stessi. Tra i più importanti possiamo ricordare il sito del paleolitico superiore, più specificatamente definito epigravettiano finale siciliano (di circa 12.000 anni fa), di Pizzo Don Pietro, a metri 200 a nord della roccia del Castello della Pietra, in cui sono visibili le tracce del villaggio con cerchi delle basi delle capanne preistoriche (foto 1).

Altro sito, che vogliamo portare a conoscenza, è del periodo che va dalla antica alla media età del bronzo (da 4.300 a 3.500 anni fa). Il sito si trova a meno di 3 chilometri dalla periferia di Castelvetrano, nella contrada Marcita, all’interno dell’area attrezzata (da non confondere con quella della Trinità di Delia). Il sito è stato esplorato nei primi anni 90 dall’archeologo Sebastiano Tusa, il quale ha pubblicato i risultati delle sue ricerche sul volume SICILIA PREISTORICA edito nel 1994 dalla Flaccovio. Dai suoi studi abbiamo potuto apprendere che la zona abitata in due momenti diversi (o forse con continuità) presenta tracce delle civiltà definita del Bicchiere Campaniforme e tracce della cultura di Thapsos. Nel sito sono stati ritrovati numerosi bicchieri campaniformi (alcuni dipinti) ed un pettine d’avorio decorato. Questi reperti sono stati trovati sia tra le debole tracce del villaggio, sia all’interno delle tombe.

Il Tusa, oltre a fare un brevissimo cenno alle tracce del villaggio, descrive esclusivamente le tombe a grotticella a corridoio francese (foto 2) (in una di esse sono stati trovati 100 cadaveri). Stranamente ha tralasciato di dire che in zona vi sono anche tombe rettangolari a fossa (foto 3), cioè scavate perpendicolarmente nella roccia, ed un altro tipo di sepolture, che se riconosciute per tali, possiamo dire che sono eccezionali perché uniche in Sicilia.
Si tratta di tredici fossi rotondi scavati nella roccia del diametro di cm. 55 circa, profondi cm. 50-35 (foto 4-5-6). Distano tra loro mediamente cm. 60, estendendosi nel senso est-ovest per una lunghezza di metri 13,60. Sono perfettamente allineati e soltanto un paio sono più piccoli degli altri.
Il sottoscritto, assiduo frequentatore della zona, pur conoscendo da parecchio tempo le tombe a grotticella descritte dal Tusa, soltanto recentemente ha ritrovato i seguenti fossi portandoli a conoscenza del gruppo CASTELVETRANO DA SCOPRIRE ed dell’amico Giovanni Polizzi il quale postandoli sul Blog ELYMI MAGAZINE ha destato l’interesse di qualche archeologo.

Non comprendiamo l’assoluto silenzio, durato quasi 30 anni, del bravissimo e purtroppo compianto, professore Tusa. Noi adesso tentiamo di dare una interpretazione del loro uso. Si dovrebbe trattare di sepolture a inumazione ovvero di tombe a pozzetto circolare in cui venivano deposti i corpi dei defunti in posizione seduto, fortemente rannicchiato (foto 6); la parte superiore del pozzetto veniva ricoperto da un tumuletto di pietre e terra. Esse sono identiche, sia nella larghezza che nella profondità ad altre cinque (poi distrutte per una cava) trovate nel 1977 in Sardegna dal prof. Vincenzo Santoni a Is Aruttas, ed a quelle (un po’ più grandi), di Antes e di Monte Prama. Queste tombe, per la loro rarità, dagli studiosi sardi vengono considerate eccezionali. Quelle nostre dovrebbero essere ancora più importanti perché oltre ad essere molto più numerose di quelle di Is Aruttas, non sono state scavate nella roccia in modo disordinato, ma, come già detto sono perfettamente allineate e quindi ovviamente programmate. L’esigua misura di un paio di esse potrebbe far pensare a tombe per bambini. Chi di competenza potrebbe leggervi messaggi importanti e particolari; ricordo ai lettori che lo scrivente non è un esperto di archeologia, quindi gli si perdoni qualche imprecisione nelle espressioni, o qualche valutazione non corretta.
Ci sarebbe molto altro da dire ma chiudo qui il mio intervento e ricordo a chi le volesse vedere, che esse, prossimamente, in occasione della programmata visita alla vicina Chiesa della Trinità, da parte del gruppo CASTELVETRANO DA SCOPRIRE, saranno oggetto di escursione.

ENZO NAPOLI
prima pubblicazione: 1 Set 2019