Avv. Franco Messina

Avv. Franco Messina

Il mio mestiere diventa ancora più difficile allorquando ci si deve battere per affermare i fondamentali principi della tutela del proprio assistito e della sua difesa penale e quando questo è richiesto, per le particolari condizioni di fatto, come necessaria presa di posizione contro i poteri forti della magistratura.

Nel 2011 il mio cliente prof. Gianni Lapis è stato tratto in arresto dal Gip di Palermo su richiesta della Procura della Repubblica per associazione per delinquere finalizzata al tentativo di riciclaggio.

Per una persona sospettata di avere avuto un ruolo nell’intestazione del tesoro di Vito Ciancimino, parrebbe un’accusa plausibile, ma in questo caso non si dimostrava la provenienza illecita delle banconote in dollari, in euro, in franchi svizzeri, in won nord coreani, in oro o altra merce preziosa, di cui Lapis aveva tentato virtualmente di far negoziare ad un buyer e a un seller, quindi ad un ipotetico venditore e ad un altrettanto ipotetico compratore internazionale o italiano che fosse.

E’ stato accusato col suo gruppo di voler trattare su piazza internazionale un affare relativo ad una montagna di dollari USA per un controvalore di euro, ma non è stato trovato alcun biglietto di banca. Già nel 2011 il Tribunale del riesame, pronuncia l’incompetenza territoriale dell’A.G. di Palermo e dispone la trasmissione degli atti a quella romana.

gianni lapis

Prof. Gianni Lapis intervistato da Riccardo Lo Verso

I giudici del competente Tribunale di Roma, approfondiscono l’indagine e si avvedono che Lapis e il suo gruppo è vittima di un tentativo di truffa da parte di un pregiudicato che, presentandosi al gruppo con un nome falso, aveva ideato un colpo grosso nel tentativo di sostituire una valigetta piena di carta straccia fascettata come fossero banconote e truffare l’ipotetico compratore.

Insomma i giudici si accorgono che Lapis è stretto tra il truffatore che promette banconote che non ha e che invece vuole rubare, e un agente della finanza sotto copertura che promette di acquistare con banconote immaginarie.

Altro che tentativo di riciclaggio di danaro sporco, è solo un tentativo di truffa ai danni dello stesso Lapis che, dopo aver patito quaranta giorni di carcere, viene messo agli arresti domiciliari e poi definitivamente in libertà perché esaurite le esigenze cautelari.
Adesso nel 2013 Lapis viene nuovamente arrestato da un Gip di Palermo, su richiesta della Procura di Palermo, per gli stessi identici fatti del 2011.

Stavolta patisce “soltanto” quindici giorni di carcere, il Tribunale del riesame di Palermo riconosce per la seconda volta la competenza territoriale dell’A.G. di Roma e però annulla l’ordinanza di custodia cautelare.

Possibile che un giudice incompetente territorialmente non possa ancora una volta emettere un provvedimento di arresto per le stesse accuse per le quali era già stata accertata la competenza di altro giudice di altro territorio.

Le regole valgono per tutti?
Bene, il Tribunale della Libertà di Palermo ha acclarato una regola procedurale essenziale e noi salutiamo questo risultato come un’affermazione di un atto di giustizia per il quale ci siamo battuti, io e il Prof. Enzo Musco, mio codifensore in difesa del prof. Lapis.

Avv. Franco Messina