Sono passati 35 anni dall’assassinio di Peppino Impastato. Ecco uno striscione che alcuni ragazzi hanno appeso in Piazza Martire D’Ungheria a Castelvetrano, a pochi passi dal Liceo Classico, dove proprio questa mattina Antonio Ingroia presentava il suo ultimo libro “IO SO”

Peppino Impastato nacque a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia mafiosa (il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo fascista, lo zio e altri parenti erano mafiosi ed il cognato del padre era il capomafia Cesare Manzella, ucciso nel 1963 in un agguato nella sua Giulietta imbottita di tritolo).

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Ancora ragazzo rompe con il padre, che lo caccia di casa, ed avvia un’attività politico-culturale antimafiosa. Nel 1965 fonda il giornalino L’idea socialista e aderisce al PSIUP. Dal 1968 in poi, partecipa, con ruolo di dirigente, alle attività dei gruppi comunisti. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati.

Nel 1976 fonda Radio Aut, radio libera autofinanziata, con cui denuncia i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti (spesso chiamato “Tano Seduto”), che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto. Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici.

Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Viene assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale; col suo cadavere venne inscenato un attentato, atto a distruggerne anche l’immagine, in cui la stessa vittima apparisse come attentatore suicida, ponendo una carica di tritolo sotto il suo corpo adagiato sui binari della ferrovia. Pochi giorni dopo, gli elettori di Cinisi votano il suo nome, riuscendo ad eleggerlo, simbolicamente, al Consiglio comunale.

Stampa, forze dell’ordine e magistratura parlano di atto terroristico in cui l’attentatore sarebbe rimasto vittima di suicidio dopo la scoperta di una lettera scritta in realtà molti mesi prima. L’uccisione, avvenuta in piena notte, riuscì a passare la mattina seguente quasi inosservata poiché proprio in quelle ore veniva “restituito” il corpo senza vita del presidente della DC Aldo Moro in via M. Caetani a Roma.

Oggi, il fratello di Peppino, Giovanni è però parecchio critico e nel suo discorso di commemorazione Giovanni Impastato chiede risposte:

Le condizioni in cui è ridotto il casolare, ancora da espropriare in stato di totale abbandono, testimoniano quale sia la mancanza di rispetto per la memoria storica del nostro Paese.

Qui Peppino ha esalato il suo ultimo respiro – prosegue Giovanni Impastato –, e qui registriamo con dispiacere l’assenza di un governatore che per la sua storia ritenevamo particolarmente sensibile a questi temi. Tenere in queste condizioni il casolare è un’offesa per tutti, specialmente per le istituzioni.

La petizione pubblica promossa da Rete 100 passi ha raccolto già più di 30.600 firme.