Divieto temporaneo di esercitare la professione forense. È quando ha stabilito il gip del Tribunale di Marsala nei confronti dell’avvocato Erika Messina. Lo rende noto la Procura di Marsala con una nota. Il provvedimento è stato emesso lo scorso 3 novembre dopo l’interrogatorio preventivo dell’indagata e dopo aver ascoltato il suo difensore. Le contestazioni provvisorie riguardano quattro distinte ipotesi di reato: falso materiale di atto pubblico, truffa aggravata dall’abuso di prestazione d’opera e patrocinio infedele. Secondo la ricostruzione investigativa della Procura di Marsala, uno degli episodi contestati all’avvocato risalirebbe al periodo antecedente e prossimo all’8 febbraio 2024. L’avvocata, nella qualità di patrocinatrice delle persone offese, avrebbe formato una sentenza apparentemente riconducibile a un provvedimento originale del Tribunale ordinario di Marsala, ma che, secondo l’accusa, sarebbe stata in realtà interamente falsificata. Un secondo filone riguarda l’ipotesi di truffa, che sarebbe stata commessa tra il 6 luglio 2023 e il maggio 2024. La professionista avrebbe indotto in errore alcuni clienti, fornendo loro documentazione ritenuta falsa e facendo così credere che fossero stati regolarmente instaurati e portati avanti procedimenti civili davanti al Tribunale di Marsala a tutela dei loro interessi. In questo modo, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe ottenuto il pagamento degli onorari e mantenuto il rapporto professionale fiduciario, provocando un danno economico alle persone assistite.
Tra le contestazioni figura anche il patrocinio infedele, in relazione a due episodi datati 18 aprile e 10 luglio 2024. In queste circostanze, secondo la Procura, l’avvocata si sarebbe resa infedele ai propri doveri professionali nell’ambito di procedimenti civili pendenti davanti al Tribunale di Marsala. Tra le contestazioni della Procura anche quello di un secondo presunto falso documentale. In questo caso, in un periodo antecedente e prossimo all’11 novembre 2024, sarebbe stata predisposta una consulenza tecnica d’ufficio, datata 5 novembre 2024, nella quale veniva indicato un risarcimento di 184.274,13 euro per responsabilità mediche legate alla morte del figlio delle persone offese. Anche questo documento, secondo l’impostazione accusatoria, sarebbe stato interamente contraffatto e riferito a un procedimento giudiziario mai instaurato.














