Cosa ci fanno insieme una cantante soul e blues come Daria Biancardi e la banda musicale di paese? È un’inedita collaborazione quella tra l’artista palermitana e il complesso bandistico “Gioacchino Rossini” di Gibellina (diretto da Rosario Rosa) che domenica 20 settembre (ore 21) si esibiranno insieme nell’auditorium della chiesa madre di Gibellina. Il concerto aprirà il festival “Silenzi d’artista: il suono cosmico”, diretto da Andrea Cusumano e dedicato al ruolo del suono nell’arte contemporanea e al suo intreccio con le arti visive, nell’ambito del programma di Gibellina Capitale dell’arte contemporanea. È la prima volta che Daria Biancardi canterà con una banda musicale cittadina, realtà profondamente radicata nella storia culturale del territorio: un esperimento che sfata i falsi miti sui complessi bandistici di solito legati alle processioni e alle feste popolari. Di numero sempre più ridotto in tutta la Sicilia le bande, invece, non sono soltanto custodi di una tradizione musicale, ma vere e proprie scuole di vita, dove la musica diventa linguaggio educativo, strumento di crescita e ponte tra le generazioni. Daria Biancardi spiega perché ha scelto questa insolita sua prima collaborazione per un concerto che sarà dedicato a tre grandi donne, Mina, Whitney Houston e Aretha Franklin: «le bande ospitano al loro interno maestri e direttori di altissimo livello, molti dei quali diplomati al conservatorio, compositori o professionisti con una solida formazione accademica. Da qui l’idea di questa collaborazione per me nuova e innovativa». «La nostra idea di banda è oggi quella di un laboratorio musicale in continua evoluzione, capace di sperimentare, confrontarsi con linguaggi diversi e coinvolgere musicisti e artisti provenienti da differenti esperienze musicali», aggiunge il direttore Rosario Rosa.

Questo primo concerto incarna pienamente la vocazione di “Silenzi d’artista: il suono cosmico”, il festival di nove appuntamenti che far convergere linguaggi, sensibilità ed esperienze diverse, sperimentando nuove forme dell’ascolto e della relazione tra artisti, pubblico e luoghi. Il progetto prende le mosse dalle esperienze delle seconde avanguardie del Novecento, quando musica, arte e performance confluiscono in un unico linguaggio, per restituire alla dimensione acustica un ruolo non accessorio ma pienamente plastico, concettuale e spaziale. Oltre il MAC, locations saranno la collina del teatro di Consagra, l’auditorium esterno della chiesa madre.

Il festival è nato da una rete di collaborazioni di alto profilo che unisce il Conservatorio “Alessandro Scarlatti” di Palermo, il Goethe-Institut, l’Institut français Palermo, la Nitsch Foundation, il Das Art Institute Vienna e la Fondazione Morra, costruendo un ponte tra la memoria storica delle avanguardie novecentesche e i linguaggi della contemporaneità.

Il programma si sviluppa come un viaggio cosmico e sensoriale che spazia dalle sonorizzazioni d’avanguardia del cinema muto – con i capolavori di Jean Vigo e Walter Ruttmann – alla radicalità della poesia concreta e visiva. Il percorso attraversa le architetture sonore di John Cage, le sonorità aurorali del Quartetto Maurice, l’esotismo sperimentale di Mauricio Kagel e l’impatto multimediale di Giorgio Barberio Corsetti, fino alla monumentale sinfonia “Traubenfleisch” dell’azionista viennese Hermann Nitsch, eseguita dall’Orchestra e dal Coro del Conservatorio “Alessandro Scarlatti” di Palermo insieme alla Banda di Salemi.

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