Un lavoro sperimentale che, a partire dai territori “fragili” colpiti da terremoti o, comunque, attraversati da faglie, indaga oltre aprendo una finestra sulle urgenze del nostro presente, dove eventi come il terremoto, un tempo espressione di forze naturali, sono oggi determinati anche dall’intervento umano. A svolgerlo a Gibellina in questi giorni è il collettivo “Shaken Grounds” che esplora in chiave interdisciplinare le relazioni tra instabilità geologiche, sociali e planetarie, interrogandosi su come la ricerca artistica possa rispondere alle crisi ecologiche, alla fragilità sociale e politica e al disorientamento esistenziale. Ispirandosi al «pensiero del tremore» di Édouard Glissant, il progetto si concentra su fratture, terremoti e linee di faglia come luoghi di indagine, dove la sismografia diventa non soltanto una pratica scientifica ma anche un modo di percepire, registrare e relazionarsi.
A Gibellina, la cui storia contemporanea è inseparabile dal terremoto del Belìce del 1968 e da una ricostruzione che ha affidato all’arte un ruolo decisivo, il paesaggio diventa un luogo di ascolto e di interrogazione, nel quale mettere in dialogo le conoscenze scientifiche e filosofiche con la comunità locale per testimoniare ciò che accade, dare forma all’instabilità e immaginare possibili risposte. In quest’ottica, il collettivo formato da Nikolaus Gansterer, Mariella Greil, Victor Jaschke, Peter Kozek, Werner Moebius e Lucie Strecker, ha sviluppato per Gibellina Capitale il programma “Shaken Grounds: At The Edge of Form”, un programma che invita abitanti, artisti, scrittori, filosofi, curatori, geofisici e un ampio pubblico per quattro giorni di proiezioni cinematografiche, performance dal vivo, un simposio e conversazioni, per aprire una finestra sulle urgenze del nostro presente, dove eventi come il terremoto, un tempo espressione di forze naturali, sono oggi determinati anche dall’intervento umano.
A Gibellina è arrivata anche la direttrice del Museum of Contemporary Art Zagreb Vesna Meštrić e il team curatoriale del Volcanic Attitude Festival. La tappa di Gibellina fa parte di “Shaken Grounds. Art as Seismography”, progetto di cooperazione transdisciplinare sostenuto da Creative Europe e guidato dal Museum of Contemporary Art Zagreb (MSU), con la University of Applied Arts Vienna, l’Iceland University of the Arts e il Centro Itard Lombardia / Volcanic Attitude Festival. In Italia oltre Gibellina il progetto coinvolge Stromboli.













