Esce questa settimana in tutte le librerie “La vita in verticale. Cronache dal precipizio”, il nuovo libro di Giacomo Di Girolamo, giornalista e scrittore, direttore di Tp24 e di RMC 101, pubblicato da Il Saggiatore.
La prima presentazione pubblica è in programma oggi, mercoledì 2 settembre, alle ore 18, a Palermo, in Piazzetta Bagnasco. A dialogare con l’autore sarà la scrittrice Evelina Santangelo.
La vita in verticale è un viaggio tra cronaca e autobiografia, verità e rappresentazione, realtà e performance. “I fatti non esistono più, sostituiti in toto dalla loro rappresentazione. Siamo corpi che cadono, possibilmente a favore di smartphone”. Di Girolamo parte da storie vere, alcune drammatiche e diventate casi di cronaca nazionale, per interrogarsi su cosa sia accaduto al nostro modo di vedere e raccontare il mondo. Il libro attraversa esistenze trasformate in contenuti, tragedie consumate attraverso uno schermo, identità che chiedono continuamente di essere viste e fatti che sembrano durare soltanto il tempo necessario a essere condivisi, commentati e poi dimenticati.

Al centro c’è una domanda che riguarda il giornalismo ma, più in generale, ciascuno di noi: che cosa significa cercare la verità in un tempo nel quale la rappresentazione dei fatti rischia di diventare più importante dei fatti stessi?
Nel libro la cronaca diventa così uno strumento per raccontare una trasformazione più profonda della società contemporanea. Le storie si susseguono come in una caduta: adolescenti e famiglie, social network e processi, migrazioni e solitudini, vite osservate attraverso lo smartphone e tragedie che diventano spettacolo. Il risultato è un saggio narrativo dal ritmo serrato, nel quale Di Girolamo prova a “stanare la realtà” sotto la superficie dell’apparenza.
«Siamo passati dall’orizzonte della speranza alla verticalità della caduta», scrive Di Girolamo nelle pagine del libro, spiegando una delle immagini che attraversano tutta l’opera: quella di un presente nel quale la verità perde consistenza e viene progressivamente sostituita dalla performance.
È proprio da questa sensazione di vertigine che nasce il titolo. La narrazione procede di storia in storia, con episodi apparentemente lontani tra loro che finiscono per comporre un unico racconto sul nostro tempo: una società dominata dalle immagini, dagli algoritmi, dall’urgenza di apparire e dalla velocità con cui ogni evento viene consumato.













