Qualche giorno addietro il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Palermo ha assolto dall’accusa di associazione mafiosa i partannesi Santo La Rocca e Nicola Pandolfo, disponendone la scarcerazione. E’ stato, invece, condannato Giovanni Luppino, ex autista del boss defunto Matteo Messina Denaro. L’operazione d’arresto del 2025 fu chiamata “Alba” e in quell’ordinanza c’era anche citato, tra gli indagati, Nicola Clemenza, imprenditore antiracket ed ex presidente di “LiberoFuturo” che però, secondo una nota di “LiberoFuturo”, non è stato mai rinviato a giudizio. La notizia allora fece rumore. “LiberoFuturo” ricorda alcuni dei titoli pubblicati in quei giorni: «L’ombra della mafia sull’imprenditore Nicola Clemenza», «Un insospettabile tra gli indagati», «Imprenditore antiracket nel mirino dell’operazione antimafia» e «Sott’accusa pure un imprenditore antiracket».

«Ci chiediamo – scrivono in una nota diramata dopo le due assoluzioni – come si può coinvolgere in un’indagine e infangare con tanta leggerezza un imprenditore denunciante che la mafia l’ha contrastata in prima persona e per anni ha diretto l’associazione “LiberoFuturo” assistendo dal 2007 in poi centinaia di imprenditori denuncianti in Sicilia occidentale?». La denuncia di Enrico Colajanni e dello stesso Nicola Clemenza è forte: «questa grave vicenda si aggiunge alla pesante e immotivata demolizione delle associazioni di “LiberoFuturo” da parte delle Prefetture di Palermo e Trapani». Colajanni e Clemenza, nel documento, fanno accenno anche al crollo delle denunce di estorsione dal 2015 in poi. E i due annunciano nuovi interventi pubblici sull’argomento appena dopo le ferie.

Nicola Clemenza.

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