Da un lato la forza del noir, dall’altro quello del giallo giudiziario. Lo spunto per scrivere è stata una storia vera successa il 1° agosto 1958 a Castelvetrano, l’efferato assassinio di Giovanna Vita Di Marco e del figlio Salvatore Mangeli (chiamato anche “Totuccia” per i suoi orientamenti omosessuali) nella “Casa delle bambole”. Quello che ne è venuto fuori è un romanzo dove la ricerca della verità si scontra con il peso delle convenzioni sociali e dei rapporti di potere. “Il lusso della giustizia, le maschere di Roccamara di Bilici” è la prima fatica letteraria dell’avvocato Lorenzo Rizzuto, 50 anni, castelvetranese, che ha scritto questo libro «di notte»: «in un periodo particolare della vita della mia famiglia – racconta – la malattia di mio padre che esigeva un’assistenza notturna e io che facevo i turni coi miei fratelli. È stato in quelle notti insonni che è nato il libro».

La prima presentazione de “Il lusso della giustizia” – edizioni Efesto – è avvenuta ieri sera al Mangia’s resort di Marinella di Selinunte, davanti a un pubblico delle grandi occasioni. Quasi 300 persone (tra gli altri anche il sindaco Giovanni Lentini, l’assessore Rosalia Ventimiglia e il presidente del consiglio Mimmo Celia) ad ascoltare un dialogo a tre fra l’autore, Francesco Melia e Max Firreri. Il duplice omicidio (con forbici da sarto e poi i corpi infilati nel forno) che apre la vicenda è solo il punto di partenza di un’indagine molto più profonda: quella sulle dinamiche di una comunità che preferisce il silenzio alla giustizia e la salvaguardia della propria reputazione all’accertamento dei fatti. Roccamara, seppur mai svelata, è naturalmente Castelvetrano. «A primo impatto può sembrare che il protagonista principale è l’Avvocato (tra le quasi 400 pagine non avrà mai un nome e cognome) – racconta Lorenzo Rizzuto – ma in effetti la protagonista principale del racconto è proprio Roccamara con intrighi, coperture, complicità, interessi economici, omertà, relazioni personali».

Il romanzo invita a riflettere sul delicato equilibrio tra diritto e consenso sociale, mostrando come una comunità possa trasformarsi da luogo di solidarietà a strumento di esclusione quando il bisogno di preservare le apparenze prevale sulla ricerca della verità. In questo contesto, la giustizia diventa davvero un “lusso”: un ideale difficile da raggiungere quando il potere condiziona le istituzioni e il conformismo soffoca il coraggio individuale. A questa prima fatica letteraria ne seguirà una seconda, lo ha assicurato ieri sera Lorenzo Rizzuto, «ma non so ancora quando». E la storia inizierà da un personaggio, anche lui assassino insieme ai due arrestati, che in questo primo libro resta in ombra.

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