La Corte d’appello di Palermo ha ridotto a 9 anni (in primo grado ne aveva avuti 11 e 4 mesi) la pena infitta a Laura Bonafede, la maestra di Campobello di Mazara che aveva una relazione con Matteo Messina Denaro, accusata di associazione mafiosa. “Io ho conosciuto un lato buono perché lui era una persona spiritosa, educata, divertente e mi faceva trascorrere quelle ore allontanandomi dalla mia quotidianità che era un poco pesante”, disse l’insegnante, figlia dello storico capomafia di Campobello di Mazara, Leonardo Bonafede, nel corso di lunghissime dichiarazioni spontanee rese prima che il magistrato emettesse la sentenza di primo grado. Un tentativo di descrivere come ordinario il rapporto che per decenni l’ha legata a uno dei più sanguinari padrini di Cosa nostra. Ma la difesa non le servì ad evitarle una condanna pesante – i pm Piero Padova e Gianluca De Leo avevano chiesto 15 anni di reclusione – per il reato di associazione mafiosa. Bonafede, per i pm, infatti, non si sarebbe limitata a coprire la latitanza del padrino, ma avrebbe gestito la sua rete di comunicazione, ne avrebbe condiviso segreti e affari, consolidandone il ruolo in Cosa nostra.

Decine i pizzini trovati al capomafia dopo il suo arresto: diari, messaggi, lettere in cui la maestra di Campobello di Mazara e il boss ricercato ricordavano gli anni in cui avevano vissuto insieme come una famiglia, usando un linguaggio cifrato, o commentavano dinamiche e fatti dell’organizzazione mafiosa. Messina Denaro ha frequentato anche la figlia della donna, condannata per favoreggiamento, trattandola come fosse sua figlia. E due giorni prima di finire in cella, lo mostrano le foto delle videocamere interne, il boss si diede appuntamento nel supermercato del paese con la maestra.

AUTORE.