«Non sono venuto a fare discorsi, ma a celebrare l’eucaristia, segno supremo della presenza di Cristo in mezzo a noi. Il gesto di Gesù che spezza il pane per donare sé stesso dà senso e forza ai nostri gesti quotidiani di assistenza e di condivisione. Sì, questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti. Ma i gesti, per essere umani, hanno bisogno di un cuore. Per questo ci siamo radunati qui: per attingere da Cristo l’amore che solo Lui può darci, perché il mondo di oggi e di domani sia più umano, per tutti». Lo ha detto Papa Leone nel suo primo discorso a Lampedusa, rivolgendo parole di saluto al sindaco e alla popolazione. «Ringrazio il Signor sindaco per il saluto che mi ha rivolto a nome del Comune di Lampedusa e Linosa, e ringrazio tutti voi per la vostra accoglienza – ha esordito davanti a 4.000 fedeli allo stadio comunale  – il fatto che abbiate voluto intitolare il molo Favaloro a Papa Francesco è segno del legame che il mio predecessore ha stabilito con la vostra comunità e con i fratelli e le sorelle migranti: il Papa vi è stato vicino in questo tempo per voi molto impegnativo. E oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia», ha detto ancora il Pontefice.

«L’amore è sempre nella libertà e la libertà sta nelle decisioni. C’è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere. I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate», sono state le parole del Papa durante l’omelia. «Il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l’idea che tali problemi non ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all’elaborazione di politiche organiche e condivise: tutto questo riproduce oggi, del racconto evangelico, la fretta di “passare oltre”»

Poco prima di prendere la parola, ha rivolto il saluto al Santo Padre il sindaco di Lampedusa Filippo Mannino: «La sua presenza sulla nostra Isola – ha detto Mannino – rappresenta per tutti noi un dono, una carezza fraterna, ma anche una responsabilità. Lampedusa è una piccola terra in mezzo al mare, ma da molti anni porta sulle proprie spalle domande grandi, ferite profonde e speranze gioiose che appartengono al mondo intero. Qui il Mediterraneo non è soltanto orizzonte, bellezza e vita. È anche attesa, approdo, dolore e memoria. È il luogo in cui tante persone hanno cercato salvezza, dignità, futuro. Alcuni hanno trovato una nuova prospettiva, altri non sono mai arrivati: tutti li portiamo nel cuore. La nostra comunità conosce il valore ed il peso di questa storia».

La mattinata di Papa Leone a Lampedusa era iniziata al cimitero dell’isola con la visita alle sepolture di alcuni migranti. Poi il trasferimento alla Porta d’Europa con l’incontro con due famiglie la prima composta da Rita Adelina, Goulizan Marc Albert, Maria Emanuela e Abougnan Male, famiglia originaria della Costa d’Avorio i cui figli sono nati a Lampedusa e a Siracusa, la seconda composta da Leonardo Derek nato in Ghana ed adottato da Walter e Maria Elena. Davanti la porta Prevost ha deciso di attraversarla, con lo sguardo rivolto a quel mare africano che tanti uomini e donne attraversano a rischio della loro vita per trovare un futuro migliore. Altra tappa è stato il molo Favaloro, dove è stato scoperto il monumento intitolato a Papa Francesco che ha visitato l’isola nel 2013.

Papa Leone alla Porta d’Europa (foto: Calogero Cassaro/L’Amico del popolo).

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