Scatta l’allarme botulino dopo i tre morti tra Calabria e Sardegna. Il focolaio di intossicazioni alimentari che ha avuto come epicentro una località turistica sulla costa tirrenica cosentina, ha provocato due vittime e oltre 12 persone ricoverate in prognosi riservata nell’ospedale di Cosenza, due delle quali in gravi condizioni. La terza vittima è invece una 38enne in Sardegna rimasta intossicata a fine luglio: era stata tra i primi ad accusare i sintomi dopo avere mangiato della salsa guacamole in provincia di Cagliari.

Il sospetto in questa occasione riguarda una polpa di avocado contaminata. Ecco tutto ciò che occorre sapere per evitare il botulismo e proteggersi dalle intossicazioni alimentari. Come precisato sul sito web della Fondazione Veronesi, il botulino è una tossina prodotta dal batterio Clostridium botulinum, che può contaminare alcuni alimenti e, se ingerita, provoca una grave intossicazione. Il botulismo -la malattia causata dalla presenza della tossina botulinica- è una patologia rara ma potenzialmente letale che si manifesta quando la tossina interferisce con il sistema nervoso bloccando la trasmissione dei segnali tra i neuroni e i muscoli.

Le forme di botulismo alimentare si verificano principalmente quando gli alimenti vengono conservati in modo improprio, creando un ambiente favorevole alla crescita del batterio. Le contaminazioni pericolose riguardano principalmente alimenti conservati e quasi sempre di produzione casalinga. Infatti, solo l’8,5% dei casi confermati dal 1984 al 2013 riguardava prodotti industriali. L’alimento “colpevole” è identificato in appena 4 casi su 10, ma si tratta soprattutto di vegetali conservati in acqua o olio (70% del totale).

Tutti gli esperti concordano sull’importanza di informare correttamente le persone, dai consumatori ai medici, per ridurre allarmi inutili e dannosi. A partire dai sintomi. L’intossicazione da botulismo si manifesta a distanza di molte ore dall’ingestione del cibo contaminato, e talvolta anche dopo una settimana. La tossina botulinica danneggia la trasmissione nervosa. I primi sintomi sono spesso lievi e vengono sottovalutati: nausea, diarrea, vomito e dolori addominali. L’allarme scatta generalmente nella seconda fase, quando compaiono i sintomi neurologici che riguardano i nervi cranici. Tra questi, secchezza della bocca, difficoltà a deglutire o parlare, offuscamento visivo e difficoltà a mettere a fuoco. Un altro segno caratteristico è la ptosi della palpebra, ossia l’incapacità di sollevare la palpebra, che obbliga a “cercare le stelle”, ovvero camminare con la testa inclinata per vedere meglio. In casi gravi, possono manifestarsi paresi facciale e insufficienza respiratoria. Prestare massima attenzione e rivolgersi ai presidi sanitari il prima possibile.

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