Il gip di Palermo Giuliano Castiglia non ha accolto la richiesta di archiviazione dell’inchiesta per concorso in associazione mafiosa, aperta a carico di Saverio Romano, deputato del Pid (Popolari di italia domani, gli scissionisti siciliani dell’Udc che hanno abbandonato Casini per schierarsi col Pdl e che alla Camera sono confluiti nei «Responsabili»).

La decisione è stata presa dopo che il giudice ha esaminato la richiesta di archiviazione dell’ipotesi di concorso in associazione mafiosa, fondata sulla mancanza di riscontri sufficienti alle dichiarazioni del pentito Francesco Campanella, che aveva parlato di Romano come persona “a disposizione” e votata dai boss di Villabate, Nicola e Nino Mandalà. Il giudice ha così fissato la prima udienza, che si terrà il primo aprile, per ascoltare le “parti”: il pm Nino Di Matteo e l’avvocato Franco Inzerillo, ma anche – se lo riterrà – lo stesso Romano.
In quella data il magistrato potrebbe indicare agli inquirenti di approfondire alcuni elementi dando ai pm un termine o archiviare.


A suscitare la perplessità del Gip sarebbero gli stessi dubbi avanzati dalla Procura nella stessa richiesta di archiviazione dell’indagine. Per il pm non ci sarebbero gli “elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio”, il che non signficia che non vi siano indizi. La notizia è stata già pubblicata oggi dal Giornale di Sicilia e arriva giusto pochi giorni dopo che il Presidente della Repubblica Napolitano si era espresso negativamente sulla prospettata nomina di Romano a ministro dell’Agricoltura al posto di Giancarlo Galan: “Deve essere il premier – questa l’osservazione preliminare – a garantire se la posizione di Romano sia definitivamente chiarita, a proposito dell’archiviazione chiesta dalla procura di Palermo nei suoi confronti”.

Secondo alcune indiscrezioni, ambienti del Quirinale avrebbero preso contatti col procuratore di Palermo Francesco Messineo per essere informati degli sviluppi delle vicende giudiziarie riguardanti il politico ex Udc.
Il parlamentare era già stato indagato nel 1999, ma l’inchiesta si era chiusa con un’archiviazione. La seconda indagine è stata avviata nel 2005 proprio dopo le dichiarazioni di Campanella. A carico di Romano, infine, pende un’altra inchiesta, in compagnia degli altri senatori siciliani Carlo Vizzini (Pdl), Salvatore Cuffaro e Salvatore Cintola (deceduto lo scorso luglio), per concorso in corruzione aggravata per aver favorito Cosa Nostra, nata dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo.

Tutti indagati a vario titolo per aver ricevuto compensi economici
(ufficialmente non dovuti) pagati dalla famiglia Ciancimino per agevolare, nell’assunzione delle gare d’appalto, la Gas Spa (Gasdotti Azienda Siciliana). La società in quota al Gruppo Brancato – Lapis venduta il 13 gennaio 2004 alla multinazionale “Gas Natural” per 120 milioni di euro, di cui una percentuale era finita sul conto svizzero Mignon come pagamento spettante a don Vito, in qualità di socio “riservato”.

Il denaro in pratica veniva destinato ai capi partito o ai capi corrente che avrebbero dovuto agevolare l’aggiudicazione degli appalti e le concessioni dei lavori nei vari centri dell’isola. Un’operazione descritta dal figlio di Vito Ciancimino e confermata, seppure con parziali ammissioni, da Gianni Lapis. Ma soprattutto riscontrata da alcune intercettazioni telefoniche riemerse dopo una momentanea sparizione e ora acquisite nel fascicolo investigativo dell’ufficio del pm. Documenti che comunque dovranno essere trasmessi al Parlamento insieme alla richiesta di utilizzazione prima di poter essere usate nei confronti degli indagati. Accuse che tutti gli indagati hanno respinto.

Di Saverio Romano si parla anche nella sentenza di Cassazione che ha condannato definitivamente a sette anni di carcere Totò Cuffaro che verrà depositata a giorni.
Il deputato ha quindi replicato alla mancata archiviazione sostenendo di essere “tranquillo” e affermando che la scelta del Gip sarebbe legata a un “fatto tecnico”.

Aaron Pettinari
(per antimafiaduemila.com)