La notizia era passata quasi in sordina. Un articolo apparso su un quotidiano a diffusione nazionale il 29/10 scorso, all’indomani della riesumazione del cadavere che da sessant’anni giaceva presso la tomba di famiglia del bandito di Montelepre, sulla quale c’è scritto il nome di Salvatore Giuliano. L’attenzione mediatica era fortemente concentrata sulla curiosità di sapere a chi appartenevano i resti mortali dello scheletro prelevato dalla polizia scientifica e affidato al Prof. Milone, anatomopatologo del policlinico di Palermo.

Questi i fatti raccontati ai PM di Palermo che si occupano del caso. Una fonte giornalistica fa sapere di essere a conoscenza di un nome, un esponente di primo piano, oggi settantenne, che faceva parte de ”L’Anello della Repubblica”, un servizio ultra segreto americano parallelo della CIA che probabilmente si occupava di fatti particolari che riguardavano l’Italia. E’ stato collaboratore del Tribunale di Brescia che lo considera sufficientemente attendibile. Sull’affaire Giuliano ha notizie dirette. I giudici palermitani sono riusciti a rintracciarlo. E lui avrebbe parlato. Per questo la sua identità rimane top secret, è un supertestimone, forse la chiave di tutto.

Avrebbe rivelato di essere stato il numero 2 dell’ Anello, di essere stato uno stretto collaboratore di Andreotti e di aver avuto la responsabilità di prendere in consegna Salvatore Giuliano, con un volo proveniente dagli States e atterrato a Catania nel Gennaio del 1971. Da qui ha accompagnato il bandito a Montelepre, allora quarantottenne, per assistere ai funerali della madre Maria Lombardo per poi farlo rientrare negli Stati Uniti. Conseguentemente avrebbe rivelato la fuga di Turiddu in America per opera della CIA e che la messinscena del cortile Mannone a Castelvetrano fu coperta dallo Stato Italiano.

Il Prof. Casarrubea che nel maggio 2010 presentò un esposto alla Questura di Palermo col quale chiedeva la riesumazione del cadavere che secondo le prove documentali da lui raccolte non era del bandito Giuliano, non ha nascosto la sua sorpresa per la clamorosa notizia, ha chiesto l’intervento dell’FBI.

In ogni caso i giudici procedono con i piedi di piombo, anche se la decisione di riaprire la tomba del re di Montelepre sarebbe stata molto influenzata dalle dichiarazioni rese dal supertestimone. Forse per questo si potrebbe giustificare il ritardo nel rendere noto l’esame del DNA del bandito comparato con quello del nipote Giuseppe Sciortino. Resta ancora in piedi la questione dell’altezza del cadavere stimata tra 1,60 e 1,70. Pubblichiamo una foto di Giuliano con madre che era alta 1,50. Basta prendere un righello e fare un confronto. Il giovane che si trova accanto si avvicina al metro e ottanta, se addirittura non lo supera. Quel giovane è Salvatore Giuliano.

Il pool di medici legali ha effettuato anche uno studio sulla comunità di Montelepre dell’epoca, composta da pochissime persone spesso imparentate tra loro. Nulla esclude, dunque, che quello sepolto sia un parente lontano di Giuliano messo al posto del bandito fuggito, come sospettano alcuni, negli Usa. La risposta certa sull’identità del cadavere arriverà, dunque, solo da questa nuova comparazione in quanto quello presente negli indumenti acquisiti è certamente il dna del bandito di Montelepre. Quindi amici siciliani non preoccupatevi “Giuliano è in America, sano e salvo”. D’altronde lo scrivevano i giornali americani nella primavera del 1950…