Il Carnevale è una festa molto amata soprattutto dai più piccoli, ma è anche un’occasione da festeggiare in sicurezza.

E’ per questo che il Ministero della salute invita gli adulti, in particolare i genitori, a fare attenzione alle insidie che possono nascondersi dietro le maschere, i costumi e i gadget venduti in occasione del Carnevale. Per quanto riguarda i costumi, il pericolo maggiore è quello dell’infiammabilità. I vestiti, infatti, sono spesso in materiale sintetico e possono prendere fuoco facilmente.

In caso di maschere, i pericoli maggiori sono legati al soffocamento e al rischio chimico per la presenza di ftalati, sostanze tossiche per la riproduzione, assoggettate a restrizione europea.

E’ possibile tracciare una mappa dei rischi più comuni nei quali si sono imbattuti negli ultimi anni i consumatori europei, analizzando i dati raccolti nel RAPEX , il sistema di allarme rapido attraverso il quale gli Stati membri dell’Unione europea condividono le informazioni sui prodotti che possono minacciare la salute e la sicurezza dei consumatori e le disposizioni messe in atto a livello nazionale.

La quasi totalità degli articoli non conformi ritirati dal commercio è di origine cinese.
Oltreché sul sito del Rapex, è possibile consultare l’elenco delle sostanze pericolose, anche nell’ archivio dei prodotti pericolosi del portale del Ministero della salute.

Notifiche Rapex

Per dare un’idea della natura del rischio che potrebbe “mascherarsi” dietro le maschere e i costumi da Carnevale, ecco alcuni esempi, tratti dalle notifiche RAPEX, di articoli ritirati dal commercio in Europa, in quanto pericolosi per la salute.

Costumi di carnevale

Nel 2011 sono stati notificati nel RAPEX due casi.

  • un costume da cartomante, risultato non conforme e ritirato dal commercio in Spagna, destinato a bambini da 6 a 10 anni, il cui tessuto è risultato infiammabile (foto 1).
  • un costume da sovrano per bambini al di sotto dei tre anni di età, ritirato dal mercato in Slovenia, che presentava un rischio di soffocamento, nel caso il bambino ingoiasse i piccoli bottoni dell’allacciatura, facilmente staccabili (foto 2).

Nel 2010 sono stati ritirati dal mercato in Germania i costumi da pirata, indiano e pagliaccio (foto 3-4-5)

per rischio di strangolamento: i laccetti presenti nella zona del collo, se afferrati e stretti inavvertitamente, possono strangolare il bambino che indossa il costume.

Cosa dice la normativa

I costumi, le maschere e i gadget di carnevale destinati prevalentemente ai bambini sono assimilabili ai giocattoli e pertanto soggetti alla normativa europea relativa alla sicurezza dei giocattoli. Il decreto legislativo n. 54 dell’ 11 aprile 2011 ha recepito in Italia la nuova direttiva europea 2009/48/CE sulla sicurezza dei giocattoli, che sostituisce la precedente del 1988. Particolare attenzione viene posta ai rischi derivanti da sostanze chimiche presenti nei giocattoli, dall’uso di sostanze pericolose, in particolare classificate come cancerogene, mutagene o tossiche, e da sostanze allergeniche. Le norme tecniche europee, adottate e pubblicate in Italia dall’UNI (Ente Nazionale Italiano di Unificazione), stabiliscono i requisiti di sicurezza e i metodi di prova sui giocattoli destinati ai bambini fino ai 14 anni di età. Per quanto riguarda la presenza di cordoncini e lacci nelle maschere e, più in generale nell’abbigliamento per bambini, la normativa europea EN 14682:2007, (Decisione 2011/196/UE Commissione Europea) prescrive requisiti distinti a seconda che gli abiti siano destinati ad una fascia d’età dai 0 ai 7 (bambini piccoli) oppure ad una fascia d’età che va dai 7 ai 14 anni (bambini e giovani). La norma prevede che laccetti e cordoncini utilizzati per chiudere i cappucci, debbano essere fissati al vestito in almeno un punto equidistante dalla fine del cordoncino, in maniera tale da evitare che questo possa sfilarsi accidentalmente. Sono banditi laccetti e cordoncini decorativi ai cappucci degli abiti dei bambini di età compresa tra i 0 e i 7 anni (o comunque non oltre il metro e trentaquattro di altezza). La presenza dei laccetti è ammessa negli abiti dei bambini dai 7 ai 14 anni, a condizione che i cordoncini siano a forma circolare (ad anello e senza estremità libere) e che il laccetto non sporga oltre l’abito, quando questo è aperto. Quando invece l’abito è chiuso, la lunghezza della circonferenza sporgente non deve essere superiore ai 15 centimetri. Altri cordoncini funzionali o decorativi non devono superare i 14 centimetri di lunghezza.

Test di sicurezza

Per valutare il rischio di soffocamento, obbligatorio per i giocattoli destinati ai bambini al di sotto dei tre anni, si usa il “test di trazione e presenza di piccole parti”. Per eseguire il test viene utilizzato il “cilindro per le piccole parti”, uno strumento che simula la trachea dei bambini per verificare che gli elementi staccabili abbiano dimensioni tali da non potere entrare completamente nel cilindro di prova. Per quanto riguarda il rischio di infiammabilità le norme UNI vietano l’uso di materiali fortemente infiammabili e, per garantire il necessario livello di sicurezza per gli oggetti rivestiti di pelo, capelli, nastri o fili, che vengono a contatto diretto con la persona, vengono eseguite prove di resistenza alla fiamma in funzione della caratteristiche dei diversi prodotti.

Maschere di carnevale

Diverse notifiche nel RAPEX riguardano maschere di vario tipo, utilizzate a Carnevale e più recentemente in occasione della festa di Halloween che, celebrata principalmente negli Stati Uniti, sta prendendo piede anche in Europa. Uno dei principali rischi connesso alle maschere è la presenza di ftalati (ftalato di diisononile – DINP, dietilesil ftalato – DEHP e dibutil ftalato – DBP), sostanze tossiche per la riproduzione assoggettate a restrizione europea. La soglia di ftalati consentita nei giocattoli è pari allo 0,1%.
La maschera horror Halloween (foto 6), ritirata dal mercato inglese nel 2011 e fabbricata in Cina, era costituita da materiale plastico contenente livelli di DINP superiori al 48.9%.
Analogo rischio chimico è stato riscontrato nella maschera da clown (foto 7), ritirata dal mercato in Germania nel 2010 e fabbricata in Cina, contenente livelli di DEHP e DBP rispettivamente di 17% e 0.317% .

Il rischio chimico associato alla presenza di ftalati DEHP (24,8%) e DINP (2,8%), di gran lunga superiore ai limiti consentiti, è stato alla base della decisione, notificata nel RAPEX nel 2008, di ritiro dal mercato della Repubblica Ceca delle maschere da pirata di provenienza cinese (foto 8). Gli ftalati erano presenti sia nel vestito, che negli accessori (uncino).

La maschera “Smorfia” notificata nel RAPEX dalla Romania nel 2010 (foto 9), presentava invece rischio di soffocamento.
Analogo rischio è stato rilevato nella maschera segnalata dalla Spagna nel 2010 (foto 10), presente e ritirata dal mercato anche in Francia. Entrambe risultavano prodotte in Cina.

Sempre prodotta in Cina e ritirata dal mercato in Spagna nel 2009, per rischio di infiammabilità, la
maschera “teschio pirata” (foto 11).

Cosa dice la normativa

Una delle norme di sicurezza per le maschere che coprono integralmente il volto riguarda la loro realizzazione: è necessario che siano realizzate in materiale impermeabile e che abbiano un’apertura di almeno 1 cm x 13 cm, oppure due fori di superficie equivalente (cioè con un diametro di circa 3 cm) distanti l’uno dall’altro almeno 15 cm. Per quanto riguarda il rischio di danneggiamento degli occhi o di lesioni, le maschere non devono avere bordi taglienti, punte acuminate, parti libere. Nelle maschere realizzate secondo la norma UNI EN 71, queste caratteristiche devono permanere anche dopo che la maschera stessa sia stata sottoposta alle prove di torsione, trazione, resistenza alla caduta, resistenza all’urto, compressione. Per evitare che venga fatto un uso improprio da parte dei bambini di quelle maschere che simulano strumenti di protezione come i caschi da moto, elmi dei vigili del fuoco ed elmetti da lavoro, deve essere chiaramente riportata (anche sull’imballaggio) l’avvertenza: “Attenzione!
Questo è un giocattolo. Non fornisce protezione”.

Accessori e gadget di carnevale

Rientrano in questa categoria tutti gli accessori di abbigliamento e i gadget relativi ai classici scherzi di carnevale. I cappelli e fasce dei principali eroi dei cartoni animati giapponesi, notificati nel 2009 dalla Bulgaria (foto 12-13-14), sono stati ritirati dal mercato per il rischio di lesioni dovuto alla presenza di parti metalliche taglienti.

Alcuni casi in Italia

I primi casi segnalati in Italia risalgono al 2008, a seguito del riscontro di 14 casi di abrasioni corneali e cheratopatia puntata, con prognosi 3-5 giorni. L’Italia notificò al RAPEX, come giocattolo pericoloso, delle bombolette schiuma spray di Carnevale (foto 15), acquistabili nella grande distribuzione e sulle bancarelle.

Il rischio chimico, riscontrato dagli appositi test effettuati dall’Istituto superiore di sanità, era legato alla presenza di sostanze irritanti per gli occhi, oltre che per la pelle.
Nel 2011, a seguito di esito di non conformità da parte dell’Istituto superiore di sanità, il Ministero della salute ha disposto il divieto di vendita di alcune maschere in commercio nella provincia di Trento, decorate con brillantini colorati, facili al distacco, che rilasciavano minuscole particelle, tali da penetrare facilmente negli occhi e nelle mucose nasali e orali.

Sempre nel 2011 sono stati ritirati e richiamati dal commercio alcuni gadget tradizionalmente usati a Carnevale: le bombolette di stelle filanti (foto 16), provenienti dalla Cina commercializzate come giocattoli, risultate estremamente infiammabili e il manganello multicolore, contenente un fischietto che risultava facilmente staccabile, con conseguente rischio di soffocamento.

Nel 2012, a seguito di un’azione dei Nuclei antisofisticazione e sanità (Nas), sono state ritirate e richiamate dal commercio, perché in grado di generare lesioni ad occhi o altre parti del corpo, le cosiddette “penne a scoppio Biro Bang” (foto 17), scherzi di carnevale pienamente ascrivibili alla categoria giocattoli, anche se a volte impropriamente commercializzati come articoli decorativi per adulti.