matteo messina denaro castelvetranoMatteo Messina Denario, il superlatitante di Castelvetrano intratteneva una fitta corrispondenza con una persona alla quale lui stesso aveva attribuito il nome in codice ”Svetonio”: nei documenti – che sono stati pubblicati integralmente nell’ultimo numero di ”S”, il magazine di cronaca, in edicola da sabato 19 aprile – il boss trapanese scrive a tutto campo di politica, mafia, religione e affari, ma anche della sua visione delmondo.

“Io – confida ad esempio Messina Denaro a Svetonio – non conosco mia figlia, non l’ho mai vista, il destino ha voluto cosi’“. Ma questo non e’ il solo rammarico di ”Diabolik”: ”Io – prosegue – qualche rimpianto nella mia vita ce l’ho, il non avere studiato e’ uno di essi, e’ stato uno dei piu’ grandi errori della mia vita, la mia rabbia maggiore e’ che ero un bravo studente, solo che mi sono distratto con altro”.

Dai documenti emerge anche la figura inedita di un boss ateo: ”Ho notato con piacere per lei – annota in un’altra lettera – che nonostante il suo vissuto e’ riuscito a mantenere il suo credo e la sua fede, io non ci sono riuscito. (…) Ad un tratto non so come e non so quando mi sono reso conto con grande rammarico che (…) non avevo piu’ la mia fede e non credevo piu’ in niente, per me Dio non c’era piu’ o quantomeno non gli andava di guardare giu’ quando si trattava di me”.

Ma ci sono anche citazioni colte nelle sue lettere: ”Io – scrive ad esempio parafrasando la celebre frase dell’Eneide ‘Timeo Danaos et dona ferentes’ – non parlo mai con alcuno dei miei sentimenti e non soltanto per timore dei greci e dei loro doni, ma principalmente per un mio modo di vedere la vita”.Dalle lettere e’ nata un’inchiesta che avrebbe fatto emergere pure intrecci con i servizi segreti: le indagini sono state archiviate, ma restano tanti interrogativi aperti.

Il primo riguarda la mano che ha materialmente messo su carta le parole di ”Alessio”, lo pseudonimo usato dal mafioso di Castelvetrano: uno psicologo della polizia ha ipotizzato che ci sia unmisterioso scrivano chiamato ad elaborare i suoi pensieri su commissione. Certo e’ che la calligrafia usata per scrivere a ”Svetonio” e’ uguale a quella usata nei pizzini trovati nel covo di Provenzano. I contenuti, pero’, sembrerebbero essere stati concepiti da un’altra persona.

(ANSA)