Ronnie Lee Gardner, che aveva 49 anni ed era stato condannato a morte nel 1985 per aver ucciso un uomo durante un tentativo di fuga dal tribunale dove veniva processato, aveva chiesto di essere ucciso dal plotone di esecuzione lo scorso aprile perchè, aveva spiegato ai suoi legali, perchè sperava così di soffrire di meno e non per una forma di protesta contro la pena capitale, costringendo lo stato ad una forma definita barbara e non a quella asettica dell’iniezione letale.

In realtà il codice penale approvato nello stato nel 2004 prevede che tutte le esecuzioni avvengano con l’iniezione letale, ma concede ai detenuti condannati prima della sua entrata in vigore ancora di scegliere la fucilazione.

I legali di Gardner hanno tentato fino all’ultimo minuto di fermare il plotone di esecuazione, ma gli appelli dell’ultima ora sono stati rifiutati sia dalla Corte Suprema che dalla Corte d’appello di Denver.

E anche il governatore dello stato, Gary Herbert, ha negato un gesto di clemenza: «Mr Gardner ha avuto la piena opportunità di essere giudicato da diversi tribunali, dopo un’attenta revisione del caso, non c’è niente del materiale che mi è stato consegnato questa mattina che non sia stato già considerato e valutato»

Gardner uccise prima un barista durante un litigio e poi, dopo alcuni mesi, un magistrato, Michael Burdell, durante un tentativo di evasione dall’aula del processo. I familiari di quest’ultimo, che era contrario alla pena capitale, si sono opposti all’esecuzione di Gardner