Dopo quattro ore di camera di consiglio è stata emessa pochi istanti fa, nell’aula bunker del carcere di Pagliarelli di Palermo, la sentenza in merito al sequestro e l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito di mafia Santino Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido nel 1996 dopo 779 giorni di prigionia.

Sono stati condannati all’ergastolo il boss latitante Matteo Messina Denaro, Giuseppe Graviano, Francesco Giuliano, Salvatore Benigno e Luigi Giacalone.

Il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza è stato condannato a 12 anni di reclusione perche’ gli e’ stata riconosciuta l’attenuante generica della collaborazione. I giudici hanno accolto in pieno le richieste del pm Fernando Asaro, aumentando per Spatuzza la pena richiesta dalla procura: da 10 a 12 anni.

Tutti i sei imputati condannati per il sequestro e l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo sono stati condannati dalla Corte d’Assise al risarcimento danni in favore delle parti civili, Franca Castellese e Nicola Di Matteo, rispettivamente madre e fratello del bambino strangolato e sciolto nell’acido. La somma è di 130 mila euro.

Inoltre il Presidente della Corte d’assise Alfredo Montalto ha ordinato, come si legge nel dispositivo della sentenza, nei confronti di Graviano, Messina Denaro, Giuliano, Giacalone e Benigno. La pubblicazione della sentenza, mediante affissione nei comuni di Palermo, Villabate, Misilmeri, Lascari, Campofelice di Roccella, Trapani, Campobello di Mazara e Valderice e sul sito internet del Ministera della Giustizia per trenta giorni. Tutti gli imputati sono stati dichiarati decaduti dalla potestà genitoriale. Inoltre, tutti gli imputati dovranno pagare le spese processuali sostenute dalle parti civili liquidate in complessivi 11.885,99 euro. Il deposito della sentenza avverrà tra sessanta giorni.

La sentenza è arrivata a distanza di quindici anni dalla morte atroce del piccolo rapito nel 1993, strangolato nel gennaio del 1996 e poi sciolto nell’acido. Parlando del pentito Gaspare Spatuzza, per il quale sono state riconosciute le attenuanti generiche per la “sua collaborazione piena”, il pm Asaro aveva sottolineato che il suo “è stato un contributo assolutamente determinante per chiarire alcuni aspetti di questa vicenda processuale su cui andava fatta luce. Le sue dichiarazioni sono genuine e meritevoli”.

Nel corso di una drammatica udienza del dicembre del 2010 lo stesso pentito Spatuzza aveva chiesto perdono alla famiglia del piccolo Di Matteo “e a tutta la società civile che abbiamo violentato e oltraggiato”. “Noi siamo moralmente responsabili – aveva aggiunto Spatuzza – della fine di quel bellissimo angelo a cui abbiamo stroncato la vita. Anche se non l’abbiamo ucciso io e i miei coimputati siamo colpevoli del sequestro, ma anche della morte del ragazzino e ne daremo conto, non solo in questa vita, ma anche domani dove troveremo qualcuno ad aspettarci”.

Fu immediata la risposta della mamma del piccolo, Franca Castellese, parte civile nel processo: “Non sono disposta a perdonare nessuno degli assassini di mio figlio, un bambino innocente che è stato sequestrato, torturato, oltraggiato anche dopo la sua morte. Come posso perdonare?”. In passato furono celebrati altri due dibattimenti a carico di capimafia e carcerieri. Giuseppe Di Matteo venne rapito per tentare di ‘convincere’ il padre Santino, a ritrattare le sue accuse. Venne strangolato dopo 779 giorni di prigionia.

fonte. www.antimafiaduemila.com