Hiram CassazionePerquisizioni presso alcuni uffici della Cassazione questa mattina da parte dei pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, guidati dal procuratore Francesco Messineo, insieme ai carabinieri di Agrigento e Trapani.

Otto gli arresti in diverse città. Secondo le accuse un gruppo di persone, alcune legate dall’appartenenza a logge massoniche, avrebbero ritardato, dietro pagamento di tangenti, l’iter processuale di alcuni affiliati a Cosa nostra in modo da poter avere la prescrizione dei reati. Fra le persone arrestate un’agente della polizia di Stato, un ginecologo di Palermo, imprenditori di Agrigento e Trapani, un impiegato del ministero della Giustizia in servizio ad una cancelleria della Cassazione e un faccendiere originario di Orvieto.

Il controllo rientra nell’inchiesta denominata Hiram, coordinata dalla procura di Palermo, e stamani ha portato all’arresto di otto persone in diverse città accusate a vario titolo di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari, peculato, accesso abusivo in sistemi informatici giudiziari e rivelazione di segreti d’ufficio. Oltre alle perquisizioni, vengono svolti controlli anche su conti correnti bancari intestati agli indagati. Nell’indagine sono impegnati i carabinieri di Agrigento e Trapani, Palermo, Roma e Terni.

Mafia e massoni. L’inchiesta ha preso il via da accertamenti svolti sulle famiglie mafiose di Mazara del Vallo e Castelvetrano, in provincia di Trapani nel 2006. Vede coinvolti professionisti, medici, imprenditori, boss e alcuni iscritti a logge massoniche.

Anche il ginecologo di Palermo, che era stato condannato anche in appello per violenza sessuale su una minorenne si sarebbe servito di questo sistema. L’uomo avrebbe pagato somme di denaro per tentare di ottenere l’insabbiamento del procedimento in Cassazione, che infatti risulta pendente da tre anni, per poi accedere alla prescrizione del reato.

I provvedimenti sono stati emessi dal gip del tribunale di Palermo, Roberto Conti, su richiesta del procuratore Francesco Messineo, dell’aggiunto Roberto Scarpinato e del sostituto della Dda, Paolo Guido.

Gli arrestati sono Michele Accomando, 60 anni, di Mazara del Vallo, imprenditore, finito in carcere nel 2007 per un’inchiesta su appalti pubblici pilotati, in seguito condannato per mafia a nove anni e quattro mesi. Renato Gioacchino Giovanni De Gregorio, 59 anni, ginecologo a Palermo, condannato anche in appello per violenza sessuale su una minorenne, dal 2005 pende in Cassazione il suo ricorso. Rodolfo Grancini, 68 anni, originario di Orvieto, è indicato dagli investigatori come un faccendiere, in contatto con diversi senatori e deputati, considerato dagli inquirenti «una personalità poliedrica inserita in un giro di amicizie altolocate, attorno alla quale ruota l’intera indagine». Grancini avvalendosi di persone «prezzolate», alcune già note agli investigatori, altre ancora ignote, all’interno della Cassazione, secondo l’accusa era riuscito a congegnare un «sistema» che gli consentiva di acquisire notizie riservate sullo stato dei procedimenti e di pilotare la trattazione dei ricorsi proposti alla suprema Corte dai suoi «clienti». Calogero Licata, 57 anni, imprenditore agrigentino, accusato di aver tentato di insabbiare in Cassazione alcuni procedimenti penali che riguardavano boss mafiosi di Agrigento e Trapani. Guido Peparaio, 55 anni, impiegato del ministero della Giustizia, addetto alla cancelleria della seconda sezione della Corte di Cassazione con la qualifica di ausiliario. Calogero Russello, 68 anni, imprenditore agrigentino che era già stato imputato di mafia. Nicolò Sorrentino, 64 anni, originario di Marsala. Francesca Surdo, 35 anni, originaria di Palermo, agente della polizia di Stato in servizio alla Direzione anticrimine di Roma.

Avviso di garanzia anche a un padre gesuita
. I pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo hanno inviato un avviso di garanzia anche a un sacerdote gesuita, Ferruccio Romanin, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. L’avviso è stato notificato stamani dai carabinieri al religioso che vive a Roma. La sua abitazione, e gli uffici che si trovano nel centro della Capitale, sono stati perquisiti. La posizione del gesuita è collegata all’imprenditore Michele Accomando, arrestato stamani. Gli investigatori avrebbero accertato che il sacerdote, su indicazione di uno degli indagati dell’inchiesta, Rodolfo
Grancini, avrebbe predisposto lettere inviate a giudici «previo pagamento da parte di Michele Accomando», per «raccomandare alcuni imputati di mafia». Il peso e l’autorevolezza del sacerdote che apponeva la sua firma alle lettere inviate ai magistrati, per l’accusa avrebbero influito sull’esito dei ricorsi giurisdizionali proposti a diverse autorità giudiziarie. Padre Romanin avrebbe anche scritto una lettera a un giudice che doveva decidere sugli arresti domiciliari chiesti da Epifanio Agate, figlio del capomafia di Trapani, Mariano e per Dario Gancitano, genero di Accomando, imputati entrambi davanti ai giudici del tribunale di Reggio Calabria.

Indagato anche il gran maestro Stefano De Carolis, esponente di spicco della Serenissima Gran Loggia Unita d’Italia. Il massone, secondo l’accusa, sarebbe stato messo a conoscenza dall’imprenditore Michele Accomando e da un altro indagato, del piano per ottenere il controllo di un procedimento penale pendente in Cassazione che riguardava il boss mafioso Giovanbattista Agate, fratello del capomafia di Trapani, Mariano. Secondo quanto emerge dall’inchiesta, Accomando voleva che il procedimento che riguardava Agate venisse insabbiato in modo da impedirne la trattazione e conseguire la progettata prescrizione del reato.

fonte. www.ilmessaggero.it