le carceriInneggiano al boss mafioso latitante Matteo Messina Denaro i detenuti trapanesi che sono rinchiusi nel carcere di Pagliarelli. Lo hanno fatto in occasione degli ultimi arresti dei favoreggiatori dei capimafia Lo Piccolo.

L’episodio è stato confermato all’Ansa da fonti qualificate. Quando gli indagati sono stati portati in cella, dal secondo piano dell’istituto di pena è iniziato a salire un coro di voci che inneggiava al capo di Cosa nostra trapanese latitante da quindici anni.
E poi un lungo applauso. Un modo, spiegano gli investigatori, per denigrare i palermitani ed esaltare la figura di Matteo Messina Denaro.

Dalle indagini emerge che i trapanesi hanno criticato il modo con il quale negli ultimi anni i palermitani hanno portato avanti gli affari delle cosche, ed il comportamento che alcuni boss hanno tenuto. Viene messa in risalto un’ortodossia mafiosa differente fra le due province. Messina Denaro avrebbe creato strutture parallele: nella prima ci sarebbero imprenditori apparentemente puliti attraverso i quali il boss intrattiene collegamenti con i politici e quindi gli appalti; nell’altra vi sono i boss e la manovalanza mafiosa.

Gli applausi e il coro inneggiante al boss latitante Matteo Messina Denaro sono arrivati in gran parte da detenuti trapanesi. Secondo gli investigatori, quello che sta accadendo dentro le carceri potrebbe far comprendere meglio gli equilibri mafiosi fra palermitani e trapanesi. Le caratteristiche di Cosa nostra nella provincia di Trapani non divergono da quelle di Palermo: stesse modalità operative, settori di interesse, ordinamento gerarchico, analoga suddivisione del territorio: si può anzi affermare che Cosa nostra trapanese si contraddistingue per gli stretti collegamenti che da sempre l’accomunano alle più rappresentative cosche del Palermitano. E per i contatti con la politica.

Alleata da sempre con le cosche corleonesi, Cosa Nostra trapanese ha agito in sinergia con esponenti delle famiglie mafiose della provincia di Palermo. Le due organizzazioni provinciali hanno sempre vissuto, almeno nell’ultimo ventennio, in perfetta simbiosi, legate da uno stretto rapporto. Oltre che dal perseguimento di obiettivi comuni e da una comune strategia criminale, i rapporti di alleanza correnti tra le cosche palermitane e quelle trapanesi affondano radici anche in sottostanti legami di amicizia personali correnti tra i vari capi cosca, che adesso sarebbero stati compromessi. Matteo Messina Denaro ha solidi rapporti e precisi punti di riferimento a Palermo, anche nella pericolosa cosca di Brancaccio.