Antonio AtriaSegue la lettera di replica dell’Avvocato Antonio Atria in seguito alla puntata di “Report” sulla Finanziaria So.Ge.Fin.

Egr. Direttore, dalla improvvida iniziativa di un giornalista dedito al sensazionalismo a tutti i costi, mi vedo costretto ad una difesa che davvero non avrei mai immaginato di dovere sostenere.
L’immagine che della mia persona è uscita dalla trasmissione “Report” di domenica 10 maggio scorso, e che mi offende sia come uomo che come professionista, non soltanto è distante dalla realtà – e come tale gravemente lesiva della mia reputazione, tanto da obbligarmi a difendermi nelle opportune sedi giudiziarie – ma è forzata in quanto artatamente creata con l’unico scopo di provocare sensazione.

Il giornalista costruisce un assioma che potremmo agevolmente cosi riassumere: “le mafie raggiungono i paradisi fiscali”, “San Marino è un paradiso fiscale”, “a Castelvetrano in provincia di Trapani (terra di mafia) vive l’Avv. Antonio Atria”, “l’Avv. Atria è amministratore di So.Ge.Fin. S.A.”, “alla So.Ge.Fin. è stata revocata la abilitazione ad operare”. Ergo: “l’Avv. Atria e Sogefin sono contigui alla mafia e per questa ragione operano a San Marino”. Ed a nulla serve affrettarsi a precisare come fa “il giornalista” che “Sogefin non è accusata di mafia”, essendo chiaro il fine cui tende il servizio e quanto si intendeva alludere ed ingenerare nel pubblico.

Ma essendo falsi i presupposti da cui parte il servizio è conseguentemente falsa la conclusione cui il paradigma costruito perviene.
Ma vediamo con ordine:
E’ falso, in primo luogo che io sia mafioso o, anche latamente contiguo alla mafia!
Non ho parentele o amicizie con personaggi mafiosi! Non li frequento né li ho mai frequentati!
Nemmeno li assisto professionalmente (ammesso che tale circostanza possa mai rappresentare un indizio di contiguità)! Paradossalmente nemmeno vivo a Castelvetrano!
Al contrario, come sarebbe facile verificare, ho rapporti personali e professionali con il mondo dell’antimafia, con magistrati, docenti, sociologi, politici che della lotta alla mafia hanno fatto un carattere distintivo della loro vita e che io ho sempre ritenuto un esempio da seguire.

L’unica mia “colpa”, poiché tale evidentemente “il giornalista” la ritiene (figurarsi se avesse avuto un qualsiasi altro appiglio!!), è esclusivamente di essere nato a Castelvetrano, circostanza che diventa un marchio con cui timbrare a fuoco di infamia tutti coloro che abbiamo avuto la ventura (o sventura) di nascervi.
Ma Castelvetrano non è soltanto (e con grande dolore) terra di mafia, ma è al contrario un paese contadino, operoso, dalla storia epica (la vicina Selinunte) sede di riferimento di scuole e licei che hanno formato tanti personaggi illustri, che si sono distinti nella storia per il pensiero e le loro azioni.

Penso a Giovanni Gentile, filosofo illustre padre della moderna riforma scolastica; a Gennaro Pardo, pittore moderno che ha caratterizzato la sua epoca. Penso all’ottima scuola di giudici, che da Castelvetrano hanno occupato ed occupano tutt’oggi le cariche più prestigiose della magistratura. Penso ai tanti castelvetranesi onesti che come me vivono con sofferenza il pregiudizio che il luogo di nascita frettolosamente ingenera.
Ma non è falso soltanto che io sia mafioso o contiguo, poiché è falso e calunnioso che nella mia attività di consigliere di amministrazione di Sogefin possa aver compiuto alcunché riconducibile o riferibile alla mafia.
Per il mio tramite (o soltanto in conseguenza della mia presenza), oltre che in assoluto, la Sogefin non ha mai intrattenuto rapporti con soggetti vicini alla mafia.

Come sarebbe facile accertare non ha un solo cliente siciliano (pur cosciente così di perpetuare l’odioso pregiudizio) né comunque riconducibile anche indirettamente ad ambienti mafiosi. Né le ragioni che hanno condotto al suo commissariamento (per quanto contestabili e tuttora sub judice per accertarne la legittimità) hanno mai avuto a che fare con addebiti di qualsiasi natura riconducibili direttamente o soltanto indirettamente a rapporti che hanno anche lontanamente a che fare con la mafia.
Devo sottolineare peraltro, e solo per chiarezza e completezza, che in Sogefin ho svolto sin dall’inizio il ruolo di semplice Consigliere di Amministrazione, per il quale ho ricevuto preventivamente il gradimento di Banca Centrale e non mi sono mai occupato delle attività tipiche, non ho mai avuto deleghe né aperto rapporti di qualsivoglia natura a chicchessia.
Le stesse operazioni segnalate da Banca Centrale erano state da me, dal Consiglio di Amministrazione e dal Collegio Sindacale, contestate all’Amministratore Delegato che le aveva compiute e gestite, il quale si è dimesso proprio in conseguenza dei nostri addebiti di responsabilità.

Daltronde frequento San Marino da tanti anni e nessuno tra le persone, i professionisti e le autorità che conosco (e dai quali forse mi sarei aspettato almeno un cenno di solidarietà) hanno mai avuto da ridire sulla mia persona o soltanto sulla mia provenienza geografica.
Ma che eco giornalistica avrebbe potuto avere una notizia che riguardava me e la Sogefin se ci si fosse limitati a riferire la realtà dei fatti?

A chi potevano interessare le sorti di una delle tante fiduciarie Sammarinesi, per di più una delle ultime autorizzate ed in fase di start up, indipendente, lontana da logiche di appartenenza? Ecco allora che si monta il caso. Si dice, ma non si dice; si parla di Sogefin parlando della mafia, ma si dice che non è accusata di mafia; si fa menzione di un unico consigliere, guarda caso perché è nato a Castelvetrano, pur guardandosi bene dal dire che è mafioso, consapevoli d’altronde che mafioso non è.
Si dice che la società avrebbe avuto “non meglio precisati rapporti” con Giovanni Picciotto, ma non per se stesso, ma perché figlio di tale Francesco, che forse nel 1970 aveva frequentato un boss mafioso. Continuiamo con gli assiomi ed i pregiudizi (dai quali questa volta non si sono sottratti i politici Sammarinesi pensando di dare noi in pasto alla stampa, senza rendersi conto di dare invece se stessi in pasto, offrendo uno spettacolo pessimo per mancanza di dignità ed amor proprio).
La Sogefin non intratteneva rapporti di non chiara natura con Giovanni Picciotto. La Sogefin non intratteneva rapporti di nessuna natura con Giovanni Picciotto.

Giovanni Picciotto ha i suoi interessi a San Marino (diversi da Sogefin) e so che nell’ambito di questi gode stima di affidabilità e serietà.
Ma anche a volere per un attimo dare per vero ciò che vero non è, quale rilevanza tale circostanza potrebbe avere ai fini della questione che ci occupa e tanto clamore ha sollevato. Conosco bene Giovanni Picciotto ed escludo con certezza che sia mafioso o soltanto vicino alla mafia.
In tanti anni, né in Sicilia né altrove, lo ho mai visto frequentare nessuno riconoscibile o soltanto riconducibile a fatti di mafia, o compiere alcun gesto o affermato alcunché che manifestasse anche solo un’indole che potesse accomunarlo alla mafia. Conosco meno il padre Francesco. Non mi risulta che sia mafioso, né sia stato mai accusato di mafia. So invece dei rapporti difficili che ci sono sempre stati tra i due.
Ma tutto questo cosa ha a che vedere con Sogefin, con San Marino, con i paradisi fiscali e con la mafia? La verità è che non ci può essere addebitato alcunché percé non c’è nessun fatto o atto che possa giustificarlo. La verità è che se fossi nato ad esempio a Milano, o chissà dove, non avrebbero fatto il mio nome come non hanno fatto quello degli altri consiglieri che siciliani non sono. La verità è che ci vuole tanto a costruire, ma pochissimo a demolire con il dubbio ed il sospetto.
Non lo accetto! E combatterò con tutte le mie forze e contro chiunque, a tutela della mia onorabilità personale e professionale. Grazie per l’opportunità concessami.

Con stima,
Antonio Atria