Sono andato a sbattere contro la mafia e sto pagando per questo”. L’amarezza di Salvatore Cuffaro in carcere e’ mitigata dal grande affetto di cui e’ circondato: in meno di un anno nella sua cella sono arrivate oltre seimila lettere di solidarietà, ha risposto gia’ a tremila e risponderà a tutti nelle prossime settimane.

In una lunga intervista pubblicata oggi su Asud’Europa, il settimanale del Centro Pio la Torre, l’ex senatore dagli oltre due milioni di voti che sta scontando una dura condanna per mafia racconta la sua vita nel carcere di Rebibbia e annuncia che cosa fara’ dopo aver pagato il suo debito con la giustizia.

Ma lancia anche messaggi, verbali e non verbali, che sono stati accuratamente analizzati dalla sociologa Alessandra Dino in un articolo pubblicato a corredo dell’intervista. Cuffaro viene paragonato dalla Dino a Quinto Tullio Cicerone che nel 64 A.C. scrisse per il fratello Marco Tullio Cicerone il Commentariolum petitionis, un viatico per la campagna elettorale in occasione delle elezioni a console di Roma. E vengono fuori i clientes, gli amici da non deludere mai, amici grati, soprattutto fidati.

Esce fuori il vero motivo di quei ventimila nomi scritti nell’agendina di Cuffaro, preziosa amica nelle campagne elettorali. Il 22 gennaio l’ex presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, compie il suo primo anno in carcere. E’ stato condannato in Cassazione a 7 anni di reclusione per rivelazione di segreto istruttorio e favoreggiamento aggravato alla mafia.