Due bombe artigianali sono esplose venerdì notte a Palermo in via Domenico Scimà, tra il Borgo Vecchio e la via Amari.

L’attentato è avvenuto all’altezza del numero civico 71, una palazzina sequestrata alla mafia. Uno dei due ordigni e’ stato piazzato davanti allo stabile, dove abita anche un pregiudicato, l’altro sul tetto di un SUV che è andato interamente distrutto insieme ad altre quattro vetture, mentre tre sono rimaste danneggiate; i vetri degli edifici della zona sono andati in frantumi.

Le forze dell’ordine hanno trovato inoltre oltre 25 candelotti e due bidoni di benzina sempre lungo la via Scimà.

Solo per un caso l’esplosione non ha causato vittime: il boato è stato avvertito in diverse zone della città; subito dopo si è alzata una densa colonna di fumo visibile anche a chilometri di distanza.

La “linea strategica” della mafia tende tuttora a valorizzare la componente “affaristica”, da perseguire in una situazione di “non belligeranza” con lo Stato. Ma cio’ non esclude il possibile “ricorso a nuovi ed efferati atti dimostrativi“. A lanciare l’allarme e’ la Relazione al Parlamento dell’attivita’ svolta della Dia nel semestre gennaio-giugno 2011. Tali atti – avvertono gli analisti – dei quali “non sono mancati nel recente passato labili segnali, potrebbero trovare motivazione non solo nella sostanziale fluidita’ degli equilibri attuali ma anche nella volonta’, da parte di taluni personaggi desiderosi di emergere, di attestare una plateale capacita’ militare idonea ad acquisire consensi per la leadership”.

In sostanza, “i principali macroaggregati mafiosi stanno mutando la propria architettura organizzativa rivisitando in alcuni casi le proprie strategie, ed in altri ridefinendo le alleanze tattiche che ne avevano caratterizzato la precedente evoluzione”. Sotto il profilo strutturale, “Cosa nostra sembra voler orientare la propria configurazione ad un profilo meno verticistico, privilegiando un modello relazionale fondato sull’autonomia delle famiglie”. Non si puo’ escludere, “tuttavia, che lo scenario di Cosa nostra palermitana non possa essere segnato da futuri, per quanto tendenzialmente ‘chirurgici’, atti violenti nei confronti di soggetti che, una volta usciti dal carcere per fine pena, pretendano di riassumere ruoli di spicco all’interno dell’organizzazione”.

E “allo stesso modo, la progressiva attenuazione degli storici equilibri tra fazioni un tempo alleate, costituisce un potenziale elemento di destabilizzazione del tessuto mafioso della Sicilia orientale”. La consorteria mafiosa – si legge ancora nella Relazione – lamenta una “crisi di liquidita'” ma l’organizzazione “riesce comunque ad esprimere una significativa capacita’ di ingerenza nel circuito economico, non solo tramite la pressione estorsiva sul territorio ma anche con tentativi di penetrazione illegale nelle attivita’ imprenditoriali maggiormente remunerative, specie negli appalti pubblici e nei settori che godono degli incentivi statali”.

fonte. ANSA e AGI