
Che strano come le carte riescano a scivolare da una sponda del Mediterraneo all’altra, attraversando secoli, continenti, perfino rivoluzioni, senza mai davvero uscire di scena. Già nei tempi antichi, è abbastanza chiaro, si spendevano notti intere fra scommesse, bluff, piccole astuzie e, forse, qualche residuo di superstizione che aleggiava nell’aria. Ci si giocava amicizie, reputazione, magari anche più di quanto si sarebbe dovuto. Le varianti si moltiplicano soprattutto sulle coste occidentali, spesso contraddicendosi ma anche, incredibilmente, completandosi a vicenda.
Poi, col XXI secolo, il poker si ritrova intrappolato (o liberato?) dalle mani della tecnologia e delle narrazioni di massa: quello che fino a ieri era gioco di pochi ora diventa spettacolo globale. Oggi, chiacchierando, si parla di poker, texas hold’em, versioni digitali, spesso senza nemmeno distinguerle; eppure, dietro ogni mano c’è un reticolo fitto di storie, di influenze, una sorta di collante culturale che resiste e si rinnova. I simboli, le regole, si direbbe, racchiudono ancora qualche eco lontana di quei primi mazzi e delle loro antiche serate.
Origini antiche e radici del Mediterraneo nei giochi di carte
Pare che dai documenti spuntino riferimenti al gioco delle carte già nel Trecento, proprio lì, tra le onde del Mediterraneo. In Italia o forse in Spagna (le fonti non sono sempre d’accordo), si affacciano le prime sequenze leggibili: Coppe, Denari, Bastoni, Spade… rimaste quasi identiche per centinaia d’anni, pensandoci bene. Curioso come le carte cambino mani, dalle fiere ai porti, sulle navi, passando di classe in classe, come se le barriere sociali per qualche ora non esistessero.
Un mazzo, in fondo, raccoglie mondi: la nobiltà e il popolo, tutti a giocarsela senza troppe regole scritte. In Persia, poco più tardi, c’era già l’As-Nas nel XVI secolo, ma il Mediterraneo sembra aver dato davvero la spinta più longeva, tra Primero, Poque e Poch. Questi giochi, tramandati un po’ a memoria, un po’ per tentativi e piccole modifiche locali, hanno modellato, così si dice, non solo regole ma anche parole e immagini.
Ogni famiglia custodiva le proprie astuzie, nei ritrovi o, più tardi, in accademie spesso semisconosciute. Il bluff, tanto celebrato oggi nel poker, sembra sia nato qui, tra mani tremolanti e lunghe pause piene di sospiri. È ancora qui che le carte mediterranee trovano, chissà perché, una specie di identità.
L’evoluzione moderna: dal tavolo verde al digitale
Quando si tratta di poker moderno, si torna sempre al 1829: New Orleans, venti carte, quattro giocatori. L’immaginario americano prende subito il sopravvento, compaiono lo stud, il draw, il Mississippi e le celebri navi a vapore, e poi persino i soldati della Guerra Civile. Verso il Novecento spunta, quasi dal nulla, il Texas Hold’em, e nel 1970 nessun altro formato sembra poterlo scalzare dal trono del World Series of Poker. Da lì in poi, qualcosa accelera. Ecco il passaggio chiave, grosso modo tra il 1998 e il 2003: film come Rounders improvvisamente fissano nell’immaginario collettivo scene e personaggi che rimangono, e non serve essere appassionati per accorgersene. L’esplosione dei tornei di poker online trasforma una passione di nicchia in fenomeno di massa.
Allora, nel giro di poco, è Chris Moneymaker a entrare nell’olimpo grazie a un satellite online, innescando quello che qualcuno ancora chiama “Moneymaker effect.” Si parla di milioni di nuovi fans, affacciati in rete e pronti a far propria la retorica del rischio e dell’invenzione. E secondo Mantovauno, un portale che segue da vicino il settore, il traffico nei siti di poker nel 2004 sarebbe balzato oltre il 200% forse anche per questa nuova linfa fatta di eventi, TV, manuali, strategie e tutto il resto.
Poker: specchio instabile della società
A guardar bene, forse il poker oggi è meno gioco e più specchio: un palcoscenico dove si intrecciano abilità e fortuna, narrazione e psicologia. Insomma intorno al tavolo si ripetono dinamiche di fiducia, sospetto, rischio, antropologi e sociologi concordano almeno su questo, pare. Difficile dire se la vittoria sia tutto merito del talento, sicuramente il caso conta, ma chi sa leggere tra gesti e silenzi parte spesso avvantaggiato. Un tempo, nel Mediterraneo antico, le carte erano un modo per mettere in discussione lo status, la reputazione.
Non sembra cambiato molto, anche oggi. Poi c’è la cultura pop, i film di Casino Royale, le serate davanti a Rounders o le clip nei social. Il poker si adatta, si trasforma, quasi non ha più confini se non quelli che di volta in volta gli vengono attribuiti. In Italia scuole, club e circoli spuntano ancora; il radicamento, insomma, è difficile da scalfire, anche ora che i mazzi passano dalle mani alle app con una facilità mai vista.
Tradizione e innovazione: dove si incontrano (o si scontrano)
Il Mediterraneo, sì, quello antico, ha consegnato le carte al mondo, ma oggi la partita si gioca quasi interamente online, senza confini netti. La piazza ora è virtuale. I giochi classici coesistono (non sempre pacificamente) con nuovi format, e le statistiche suggeriscono che solo nel 2022 più di 100 milioni di persone, in ogni angolo del pianeta, abbiano giocato almeno una mano di poker digitale. Può sembrare una cifra fuori scala, ma la tendenza non accenna a rallentare.
Nel frattempo la cultura pop recupera simboli vecchissimi, il Bastone e il Denaro compaiono persino sulle grafiche dei nuovi tornei. Lo storico Luigi Ciampolillo, fra gli altri, sostiene che proprio la digitalizzazione abbia ridato ai giovani un modo per reinventare le radici: codici nuovi, stessi simboli. Alla fine, la linea tra memoria e innovazione risulta sempre più sottile. Anche le grandi competizioni sembrano voler omaggiare una storia che nessuno ha mai davvero chiuso in un cassetto: trofei e loghi pieni di semi antichi, come a voler lasciare un segno che resista alle mode.
Un avvertimento, forse
Giocare oggi… ecco, non basta saper mescolare le carte o memorizzare le regole. Ci vorrebbe, o almeno così si dice, un po’ di attenzione in più ai propri limiti, al rispetto di sé e degli altri. Il poker, con la sua miriade di varianti e piattaforme, impone disciplina, controllo. Chi riesce a trovare equilibrio tra azzardo e consapevolezza probabilmente ne esce con un’esperienza positiva, sociale, persino formativa.
La vera vittoria? Può darsi sia saper dare al gioco il valore che merita: risorsa, cultura, non rischio cieco. Insomma, sì, ogni carta racconta una storia. Ma alla fine la scelta, e forse anche il rischio, resta tutta in mano a chi gioca.
AUTORE. Claudia Bianco









