Lavorare e crescere i figli oggi è come fare un miracolo. Incastrare i tempi del lavoro con quelli per i figli, mettendo in conto che non sempre i servizi pubblici ci sono per aiutare i genitori. Di questo ne è convinta Marina Savalle di Castelvetrano, mamma di tre bambini, che ha affidato a CastelvetranoSelinunte.it una lettera aperta alle istituzioni. Le coppie che hanno la fortuna di lavorare tutte due i coniugi si ritrovano con servizi per l’infanzia che «sembrano ancora pensati per un mondo che non esiste più: quello in cui una mamma era sempre disponibile, un nonno sempre libero e una famiglia sempre pronta a tappare le falle di un sistema che non regge», scrive Marina Savalle.
Quanto segnala questa mamma di tre bambini è il fatto che, ad esempio, a Castelvetrano non esistono asili nido pubblici, o privati, che tengano i bambini nel pomeriggio. «A Mazara, invece, sì, città a poche decine di chilometri ma con servizi completamente diversi», dice. «Quando i miei figli andavano al nido l’uscita era alle ore 15, un altro asilo arrivava alle ore 16, prima del Covid, invece, si arrivava tranquillamente alle ore 18,30. Ora, invece, i genitori devono arrangiarsi», dice Marina Savalle.
Il tempo pieno nella scuola pubblica è «uno dei modelli più efficaci che funziona nelle grandi città per il successo scolastico – dice la Savalle – ma da noi si sta progressivamente togliendo». Quindi, non è solo un problema di “nidi” ma di sistema, secondo la mamma che ha sottoscritto la lettera aperta. Oggi le famiglie si fanno forza per una “rete” di parenti tra nonni, amici, cugini che li aiutano nella gestione dei figli in un sistema di mutuo soccorso: «la realtà quotidiana continua a essere una corsa a ostacoli, dove a pagare il prezzo più alto sono sempre gli stessi: le donne, i bambini e le famiglie che non hanno “aiuti”», conclude Marina Savalle.

Marina Savalle.









