La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile, che una dottoressa di Partanna, E.C., aveva presentato avverso la sentenza di condanna in Appello nei suoi confronti per omicidio colposo. La dottoressa era finita sotto processo dopo che i parenti di un agricoltore di Campobello di Mazara, S.M., morì nel 2019 dopo essere stato dimesso dal punto di primo intervento dell’ospedale “Vittorio Emanuele II” di Castelvetrano. Dal processo è emerso che era stato l’infermiere addetto al triage ad avere mandato al punto primo intervento l’uomo e lì la dottoressa avrebbe prescritto un antidolorifico «oscurando – secondo l’accusa – il sintomo principale del paziente, ovvero il dolore, e rendendo, in tal modo, meno agevole l’accertamento della reale patologia». L’uomo, col dolore al petto, era stato trasportato dai parenti al pronto soccorso dell’ospedale. Poi il passaggio al punto primo intervento e dopo le dimissioni. L’uomo, una volta tornato a casa, morì d’infarto poco dopo. Sia in primo grado che in Appello la dottoressa è stata condanna a 1 anno e 8 mesi. Ora la sentenza è diventata definitiva (pena sospesa). Nel procedimento penale si sono dichiarati parte civile la moglie, i tre figli e la sorella dell’uomo morto. A difenderli gli avvocati Lilla Lo Sciuto, Giuseppe Pantaleo e Gianni Caracci.

Gli avvocati Lilla Lo Sciuto e Giuseppe Pantaleo.

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