Poi ci sono state altre due scosse alle 23.56 (2.6) e alle 00.43 (2.6), mentre alle 3.34 è stato registrato un sisma presso Lipari (2.9).
Stamane Palermo e buona parte della provincia si è svegliata divisa in due: chi ha sentito il terremoto e chi no, con i primi che i raccontano ai secondi le emozioni provate. Ne abbiamo avuto un assaggio stanotte, poco dopo la pubblicazione di questo post, un’ora dopo la scossa principale, che ha superato in poco tempo le 1000 visualizzazioni.
Arianna ha scritto: “è fuggita tutta la gente dalla stazione centrale“, Domenico ha risposto: “e già…ho sentito due scosse, la prima più lunga e intensa della seconda… ora mi chiedo… e dopo la “bufala che girava via sms del presunto terremoto con epicentro a Palermo… cosa c’è da credere”?… niente allarmismi ovvio“. Pedadafofian ha replicato ironicamente: “noi stiamo giocando a risiko… e non l’abbiamo sentito nemmeno minimamente… se viene un’altra scossa bussateci“.
Ma Giuseppe ha incalzato: “Lungo la fascia costiera si è sentita forte, io a Villabate ho visto tremare anche il frigo!!”, sostenuto da Enza: “mi era sembrato di sentire tremare il letto ma mi sono detta è una mia impressione…alla 1 mi chiama un’amica…c’è stato il terremoto..noi scappiamo…ma dove? bhoooo speriamo in bene…ciao” e Cristina: “andiamo bene… e chi dormirà stanotte?! io abito a Terrasini, c’era uno spettacolo in piazza e nonostante le casse ad alto volume ho sentito per qualche secondo dei vetri tremare e dei cani irrequieti, ma non stavano mica litigando tra loro! la gente s’è alzata in piedi all’improvviso, per poi sedersi non avendo ben capito cosa sia successo… ho controllato l’orario, e coincide con quello della scossa delle 23.26!“.
A tal proposito, è interessante (e divertente) quest’articolo di Roberto Puglisi, pubblicato su LiveSicilia, di cui riporto l’incipit
– Dice che tanti hanno afferrato la prima coperta disponibile, una razione di biscotti, un chilo di paura, un briciolo di familiare tenerezza. E poi sono scappati, dopo il ruggito del quarto grado della scala Richter che ha reso inquieto e frabile il cuore di una città. Dice che Brancaccio si è riversata in strada. Lì, dove la prima scossa – ce n’è stata un’altra minore – ha fatto maggiore mostra di sè, il marciapiede è diventato condominio. Tutti lì, qualcuno in pigiama, a guardare chissà perchè le stelle. Ecco, da bravo cronista dovrei spingermi fino a Brancaccio, per senso del dovere. Eppure, arrivato in via dei Nebrodi, mi afferra il rimorso, si attacca al petto e non lo lascia più: come faranno a casa se arriva la “scutuliata massima”, quella che ti lascia appena il tempo di morire insieme –
Allora, voi da che parte state? Chi l’ha sentito? O chi ha chiesto in giro, avendo dormito tranquillamente?
Walter Giannò
per BlogSicilia.it
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speriamo che anche stavolta i siciliani e raffaele lombardo si ricordino del belice..... chi di spada ferisce di spada perisce. al prossimo sisma.... si facciano al parlamento siciliano un bel nodo al fazzoletto...
io non chiedo di cancellare ma di adeguare la notizia che attribuisce a padre augello la fondazione di santa lucia che spetta a me e a padre agostino. lui e stato solo il secondo parroco . si dia a cesare ciò che è di cesare , e a dio ciò che è di dio.....
Ero nella mia stanza,quando ha iniziato a tremare tutto,la mia scrivania,il pc,il lampadario...certo che l'ho sentito,abito a Palermo e la paura è stata tanta,sono andata a dormire dal mio ragazzo (abita al piano terra)...che non ha gradito affatto.Al risveglio mi ha mollata dopo una lite dicendomi che sono una persona esagerata e non avrei dovuto reagire così.E così è finita la mia storia di tre anni e mezzo...per un terremoto!!!
il comune di cvetrano non distruggerà mai i miei ricordi infantili del sisma del 1968 del belice nel rione belvedere dove erano istallate le baracche. avevo 6 anni ma iricordi sono vivi e li racconto ai miei nipoti che sentono parlare di tragedie solo alla tv. il quartiere è nuovo in gran parte e conserva parte della planimetria della tendopoli e delle baracche poi con le strade di tufo ricoperte di asfalto. doveva nascere una bella cittadina , invece è una zona problematica a cui le nuove giunte hanno tradito di nuovo le aspettative per favorire le zone pupille, arrivando al punto di selinuntiare tutta la storia del paese per cancellare la storia del 1968 e imbalsamare il passato. per quest mi sono deciso a scrivere queste parole e ricordare... non per me ma per i giovani castelvetranesi che si facciano portavoci verso le autorità a non fare finire la storia recente ,perchè non piace , nel dimenticatoio.
ricordo la vita nelle tende,don calogero che era vedovo e si cucinava da solo montagne sqisite di attuppateddi con le patate che abitava in un rudere di corriera- autobus- trasformato in villetta. aveva il figlio cantante a milano , il signor mimmo accardo, famoso al darby milanese locale chic .quanta paura per le scosse e quanta ansia per i parenti che emigravano. e quanto dolore per i miei fratelli più grandi che per non perdere la scuola sono stati portati a genova, loro che forse non erano mai stati a marsala.... il pane distribuito dai camions come se si facesse il tiro alle bestie e tanto riso al pomodoro che quando lo cuocio mi sembra di ricordare gli odori di una volta.....ricordo un cavallo robusto bianco e grigio salvato dalle macerie su un camion e la gente curiosa attorno, forse per vederlo in bistecche ma grazie a dio rimase vivo , e ora sò che ritornò ad arare i campi vivo e pimpante.
le patate erano squisite con la u,perdonate gli atti di emozione.le persone facevano amicizia nelle tende,quando non si erano mai viste, i nostri paesi son o distanti non come nel nord cne sono uniti dalla stessa via.vicino casa vi era un furgoe che fungeva da ufficio postale, due carabinieri sempre gentili come angeli proteggevano tutti insieme a colui che sarebbe diventato il generale dalla chiesa. ricordo le cucine da campo dove donne vestite di nero cucinavano o parlavano tra loro in strane forme dialettali come se fossero in casa propria.la vita continuava...ricordo quando tutti i bambini pulivamo il grano dalle macerie a mano e una donna lo passava con il crivu per pulirlo dalla pula e dalle ultime pietruzze.come premio una pagnotta ma non credo cotto nelle tende perchè non ricordo rudimentali forni, forse in qualche panificio in paese dove le pagnotte venivano portate in cesti di vimini che un vecchio fabbricava a pagamento e che vedevo seduto a terra con una coperta con rami e un coltellino-
speravo che qualcuno leggesse queste parole, si vede che se avessi descritto le bellezze di qualche zona chic, avrei avuto più fortuna. non mi arrendo perchè è già tanto se sono pubblicate-io continuo, dopo tutto anche manzoni aveva 4 lettori...quindi non dispero. ricordo quando un pittore dipingeva i volti sotto le tende con i colori a pastello, in posa ,come quando ci si faceva le foto. tutti fermi come baccalà e sorrisi ebeti.. proprio come è ora questo paese. ricordo i quadri e i soggetti , famiglie intere davanti a un tavolo con gli spaghetti fumanti, stile film di totò, miseria e nobiltà. e poi una ragazza con un maglione rosso, gonna e calzettoni verdi che prendea acqua da un miserabile cannolo. ho conosciuto poi il pittore , che è diventato famoso ma è dovuto andare a torino, cannata di cognome, che mi ha detto anni fa che i disegni esistono ancora e li conserverà visto che li ricordo.la vita apparentemente serena, tra pacchi che arrivavano dalla svizzera con ogni ben di dio, con le stecche di cioccolato immancabili, vestiti o meglio stoffe colorate, quando il solito e unico colore era il nero.
tanta stoffa bianca che veniva lavata e stesa sui prati e nessuno la toccava, e tanti sorrisi e grida gioiose, ora il belice è solo un colossale catafalco... si ricordano che esistiamo solo ad ogni terremoto......che si facessero, gli italiani , una volta e per sempre, un mea culpa...e così anche il cattolicesimo che ammette critiche solo dai due ladroni che gli stanno intorno...come a castelvetrano, succube di una chiesa mazarese che è una colossale bomboniera, tutta fumo e niente arrosto. una bomboniera come quelle che si mettevano nelle credenze con le vetrine ,fra tulle e balocchi di ceramica, per ogni occasione . guai a criticare la chiesa... nel belvedere è nata una parrocchia tra rucculi e lamenti, malvoluta, malvista fin dalla nascita, e qualsiasi vescovo vede quello che vuol vedere. faccia da missionario e si sciroppi tutto quello che vi è da dire...senza tramiti e persone che lo incensano.... faccia una grande opera di misericordia, si digerisca le critiche, finalmente, se ha fegato... una sola persona ha fatto ciò che doveva fare sia il comune che la chiesa,io, che ho fatto ciò che non è stato fatto a gibellina, senza essere sindaco o architetto di grido, eppure la chiesa è in piedi, la sola crollata è quella delle persone, fatevi un esame di coscienza ,se ne avete una, tanto, state tranquilli ,io, non tornerò mai più con voi..
torniamo ai ricordi che è meglio... un giorno papà preparò il trattore grande, quello delle grandi occasioni, per andare in gita per la pasquetta del 1968. allora non si andava al mare e abbronzarsi non era degno, si doveva rimanere pallidi come canditi di zucchero...le donne con la mamma pina, avevano cucinato la carne o le melenzane, papà, aveva chiesto il permesso al suo datore di lavoro per la casa di campagna a santa teresa delle latomie, il dottor lombardo, sposato con comare titina de simone una signora bellissima come la franca florio,meravigliosa e dolce donna di una bontà squisita. una cassapanca di legno piena di stoviglie e tegami piene di sugo e polpette. la frutta sul posto ,fichi secchi e meloni gialli, a scelta, un bastone di sommacco , la classica furcedda, per colpire le mandorle da mangiare o per fare il torrone di mandorle. alto che brioscine e merendine...le donne più grandi a fare il pane , la piszza rustica e croccante e la quarara per le tagliatelle fatte a mano da donne originarie da gibellina, le sorelle stabile , franca ,pina e maria e la cugina margherita cascino e le mie sorelle. come divertimento le scorze di melone o i gelsi, o ceusi russi, spremuti e strofinati dappertutto, poi il ricorso al pozzo con acqua gelida, rudimentali gavettoni tra le risate generali, mai più sentite in vita mia...
Mario ciò che scrivi mi mette i brividi,io penso che dovresti scrivere un libro.Complimenti.